29.12.08

La guerra a Natale

Il 2008 si chiude con una nuova fiammata dell'eterno conflitto fra palestinesi ed israeliani. E' arduo dire dove siano le ragioni e dove le colpe quando ormai da decenni proseguono le azioni di guerriglia da una parte e dall'altra, non permettendoci di ragionare in una logica di causa/effetto.
Risultato: centinaia di morti fra le milizie e decine fra i civili.
In questo orribile ginepraio, mi permetto di osservare come, nel 2008, il fatto che il popolo palestinese si veda ancora negata l'ufficialità di propri ragionevoli confini, è indecente. E' certamente disgustoso l'uso della violenza perpetrato dai capi palestinesi nel tempo. Ma è forse peggiore l'ottusa arroganza con cui una potenza economica e democratica come Israele continua a voler ignorare un problema che ha contenuti certamente concreti e difficilmente discutibili.
Quasi un'ingiuria contro la sacralità che quei territori, israeliani o palestinesi che siano, hanno nelle coscienze di una gran parte della popolazione mondiale.

22.9.08

Aromaterapia

Ho scoperto quali sensazioni di benessere possa offrire una seduta di massaggio aromaterapico.
Quella che per le civiltà orientali è una scienza praticata e studiata da secoli, in occidente è giunta come moda sull'onda dell'edonismo anni '80, del successo delle palestre e dei centri estetici.
E' un modo per scoprire quali e quante verità porti con sè la cultura d'oriente, quale sapienza si nasconda dietro gesti rituali apparentemente cerimoniosi ed esteriori. Lo yoga, la meditazione, la cura del corpo e dei suoi centri nervosi rappresentano discipline alternative che schiudono un mondo di sensazioni e di equilibri psichici cui non siamo abituati ma che possono esserci molto d'aiuto.
Un viaggio verso est potrebbe fornire l'occasione per svelare tali discipline e cambiare per sempre ed in meglio la nostra vita di stressati materialisti occidentali.

18.9.08

L'economia implode

Giorni drammatici che rendono ancor più mesto il ritorno all'attività dopo il riposo estivo.
L'economia mondiale prosegue nel suo stato di preoccupante flessione. I prezzi dei beni primari si impennano creando gravi problemi alle famiglie comuni. La leggerezza con cui le banche mondiali sono ricorse a strumenti finanziari all'apparenza sicuri e redditizi sta portando al fallimento le più importanti e storiche istituzioni creditizie internazionali. Lo spietato mercato della concorrenza e miopi scelte fatte in passato hanno pressochè azzerato Alitalia, oggi sull'orlo del fallimento e della messa in liquidazione del suo personale.
Tutto questo in uno scenario dove i persistenti e drammatici fenomeni di migrazione originati dai Paesi più deboli e la violenza sempre più inumana di frange disadattate della società richiedono ai cittadini una nuova capacità di adattamento.
Apparentemente tutto procede come sempre: le televisioni trasmettono i soliti programmi, la gente affolla i soliti ristoranti, i politici lanciano dalle pagine dei giornali i loro slogan inascoltati e dimenticati il giorno dopo, le popstar cavalcano il loro successo, ormai molto distanti dalle persone che erano una volta, i divi non si rassegnano ad invecchiare, i santoni predicano le false verità ed i creduloni abboccano.
Eppure, tutto quello che sta succedendo fa pensare che da domani per ciascuno di noi nulla sarà come prima.

14.7.08

Animi giovani

Ciò che dà splendore alla gioventù è l'illusione di immortalità che irradia.

10.7.08

Fra passato e futuro

Il futuro ci viene incontro con rapidità inaudita. Il passato lo lasciamo dietro e poi di colpo lo perdiamo di vista, tanto sembra lontano. Schiacciati dal presente, viviamo con ansia l'uno e con malinconia l'altro.
Questa prospettiva soffocante ci nuoce e va sovvertita. Il bene del passato deve costituire un valore permanente da portare dentro di noi nel futuro. L'ignoto del futuro deve essere un'incertezza governabile mediante le strade che imbocchiamo nel presente.
La spontaneità di un bambino e la sapienza di un anziano sono elementi che devono far sempre parte di noi, per non restare schiavi di ciò che siamo stati o impietriti per la paura di ciò che non saremo più.

30.6.08

Aeroporto di Olbia

Un pesante ritardo di un aereo in partenza è tra le esperienze più noiose che ricordi, costringendoti a vagare ore ed ore davanti alle impersonali vetrine che riempiono i lunghi ed asettici corridoi di uno scalo.
Ma ad Olbia l'aeroporto offre qualcosa di più e di unico. La possibilità di osservare centinaia di persone che si apprestano a far ritorno in città, anzi in continente, dopo una vacanza di mare in uno dei posti esclusivi d'Europa.
Colpisce soprattutto l'omologazione che accomuna il modo di apparire e di comportarsi di molti dei passeggeri che lo frequentano, certamente appartenenti ad una classe sociale abbiente ed abituata a codici esteriori ben definiti.
Spicca come si muovono, camminano, cercando la gratificazione dell'essere guardati, assetati dell'attenzione degli altrui occhi intorno. E non che non la meritino, considerata la loro estrema accuratezza nel vestire, l'attento studio di colori, acconciature, accessori, posture e gesti.
Non sono mai troppo giovani. I giovani sfoggiano con naturalezza la splendida seduzione della loro tenera età. Sono invece sfioriti, vissuti e nell'abbigliamento di tendenza cercano un'antidoto ad un'età che sfugge loro.
Ho contato, e ho perso il conto, gli uomini che avevano optato per un giovanile paio di pantaloni rossi. Ho contato, ed ancora mi sono perso, le donne artefatte che ancheggiavano attente a scorgere chi le guardasse. Ho contato, e non ricordo quanto, le famiglie che avevano trasferito sui propri figlioletti di meno di dieci anni la stessa ansia di esibirsi, costringendoli ad un abbigliamento da ventenni e più. Ho smesso presto di contare tutti quelli che si aggiravano al chiuso dell'aeroporto indossando occhiali da sole di ogni foggia, inspiegabile schermo ad una luce tutt'altro che abbagliante. E quanti yachtmen dai bermuda colorati, a lasciare scoperti i miseri polpaccetti da italiano in vacanza...!
Per carità, nulla contro pantaloni rossi, occhiali da sole o bermuda. Mi chiedo solo dove sia finita la profondità di pensiero e soprattutto la personalità che forse - quelle sì - ci si aspetterebbe da chi ha tutti i mezzi, anche economici, per coltivarle.
Andate a visitare l'aeroporto di Olbia in estate, merita. Un viavai di simili, ciascuno che legittima l'altro, rendendo lo scalo una parodia di se stesso.

29.5.08

La musica ci solleva

Ascoltare la musica ha sempre rappresentato per me un atto vitale e strettamente funzionale a varcare soglie percettive altrimenti invalicabili con la sola ragione. Soltanto la musica, quella che preferiamo, è in grado di colpire la nostra coscienza così in profondità da trasportarci in un'altra dimensione, spesso di piacevole euforia, talvolta di dolorosa malinconia.
E' diverso dal leggere un libro, esperienza affascinante per altri versi, o dal guardare un film, che ci può proiettare in una realtà virtuale. La musica è una azione-reazione istantanea, non filtrata dalla mente o dalle nostre sensibilità interpretative. E' un colpo di frusta che ti colpisce ed al quale non puoi opporti.
Spesso immagino quale sensazione sublime sarebbe se ci trovassimo in un ampio spazio aperto - che so, un campo di grano o una verde vallata - e la nostra musica preferita ci sovrastasse scendendo come pioggerellina dal cielo; non uno scroscio nè un piovigginare, ma un silenzioso cader di acqua, con le spire dei suoni, non troppo forti ma nemmeno impercettibili, a sollevarci in una inarrestabile ascensione.

26.5.08

La Commedia Umana di Balzac

Ogni volta che finisco di leggere qualcosa della sterminata produzione letteraria di Balzac, ne esco con la consapevolezza che nessun autore come lui ha mai più saputo rendere con tale forza e vivido tratto la complessità e la varietà dei caratteri e delle psicologie che compongono la moltitudine umana.
Il suo occhio si poggia su ciascuno dei volti di questa immaginaria folla, per restituirne i lati più nobili e quelli più meschini, come se dipingesse un immenso affresco del mondo di cui tutti noi siamo i protagonisti: la commedia umana, appunto.
Le trame sono secondarie. Sono umane storie d'amore, umane storie di denaro, umane storie di dolore e di morte. Ciò che risalta è invece la persona. Così fragile nella sua dimensione terrena, così imperfetta nelle sue contraddizioni e nei suoi limiti comportamentali.
Ma così vera che separarci da un libro appena letto ci addolora per quanti amici, conoscenti o finanche nemici, abbandoniamo in tal modo al loro destino.

15.5.08

Illuminati e mestieranti

C'è un delicato equilibrio fra impegno e leggerezza che determina il miracolo dell'arte. E' un filo sottile come quello di una lama, lungo il quale cammina chi si cimenta con una propria opera, sia essa musicale, letteraria o pittorica.
I negozi e le esposizioni straboccano di buoni prodotti confezionati sì a regola d'arte, ma privi del tocco di genio che nasce quando quel filo sottile viene teso e percorso da un lato all'altro di un'idea. Una manciata di illuminati che scendono in profondità per depositarvi il seme dell'impegno ma che poi si librano a pel di terra con lo sguardo leggero di chi sa estrapolare il senso semplice delle cose.
La restante moltitudine si compone di mestieranti. L'esercizio accademico di chi è più o meno abile ad applicare delle regole codificate, cosicché l'eccesso di impegno è volgare snobismo e l'eccesso di leggerezza un rifugiarsi nella comoda poltrona della mediocrità.
Unici ed eterni sono invece i pochi eletti, che governano con maestria il loro prezioso equilibrio compositivo, lasciando noi poveri mortali a rimirar tanta irraggiungibile leggiadria.

26.3.08

L'allarmismo dei giornali

Mi capita da tempo di provare fastido nello sfogliare un quotidiano al mattino. Interrogatomi sul perchè di tale sensazione, sono giunto alla conclusione che, forse più che in passato, i giornali di oggi danno maggiore spazio ad articoli a sfondo allarmante e quindi ansiogeno.
Sia che si parli di alimentazione o di prezzi che di PIL o di cronaca, il taglio che viene dato agli articoli è spesso rivolto ad attrarre l'attenzione dei lettori su un pericolo incombente, sul peggioramento di una situazione, su un progressivo disfacimento di presunte certezze.
Non so dire se questa mia sensazione sia fondata e se l'effetto sia voluto, volendo forse sospettare che la notizia negativa faccia notizia più di quella che conferma uno stato positivo. Elucubrazioni personali, forse. Ma vien da dire che i giornali avrebbero un grande potere energizzante sulla popolazione, consolidando la sua speranza nel futuro e la sua volontà di lottare per renderlo migliore.
Se il giornalista ragionasse su un fenomeno, quand'anche negativo, per trovare spunti di discussione che aprano ad un dibattito per costruire qualcosa di diverso, potrebbe generarsi un'energia virtuosa in grado di portare due, dieci, cento persone a ragionare su come quel qualcosa di diverso potrebbe essere realizzato o perseguito.
Soprattutto perchè il giornale spesso si legge al mattino. Il mattino è l'infanzia della giornata e, come per i bambini, gli stimoli positivi sono fondamentali per la crescita ovvero per i risultati che intendiamo ottenere fino a sera.
Tutto questo per dire che leggendo il giornale, la mia voglia di trovare in esso un amico sapiente ed illuminante è spesso frustrata dalla delusione di incontrare soltanto una vecchia comare che ci aggiorna con cattive notizie.
E' veramente tutto così negativo come ci vogliono far credere?

28.2.08

Una fotografia

Mi fermo innanzi ad uno scorcio che trovo incantevole.
Cosa ha di particolare mi è subito chiaro. E' vuoto di cose, eppure risulta pieno. E' un campo, un manto terroso predisposto a grano. Ma non è epoca di raccolto, fatto che non è ancora molto. Sicchè non sembra torba quella che invece lo è, ma un panno di fustagno.
La sua superficie occupa l'esatta metà del mio campo visivo. Una linea orizzontale che taglia l'immagine da sinistra a destra, ne delimità i confini, mutandola improvvisamente in cielo.
Noto il rapido passare di nuvole bianche e grigie. Il cielo è ricolmo di azzurro e di grigio. Ma non pioverà quel giorno, perchè il carico di umidità andrà a rovesciarsi a chilometri di distanza. Su quel campo, invece, le nuvole scorreranno veloci e la loro ombra accarezzerà silenziosa il terreno fino a sera.
Poi, là dove la terra si fa cielo, sorge una casa. E' bassa e larga. C'è spazio per una sola fila di finestre, tre sul lato più lungo, due sull'altro. E' bianca nelle mura e nei comignoli, marrone scuro il suo tetto. Emana la quiete che è propria delle opere secolari. La stessa quiete liberata da un ulivo che, solitario, affonda le radici in prossimità di essa. Due vittoriosi sul tempo, che dialogano con il silenzio di chi si è detto tutto e non necessita di altri suoni per comprendersi.
Il campo, il cielo, le nuvole, la casa, l'ulivo. Non c'è altro in ciò che vedo. Ma mi basta: è tutto.

11.2.08

Serve leggere?

Giorni fa un quotidiano sottolineava come la prevalenza della popolazione ed in particolare dei giovani non si dedichi alla lettura dei libri. Tale scelta sarebbe motivata con la considerazione che leggere non serve a nulla.
Ho letto molto in passato, ora lo faccio un pò meno, purtroppo. Il tempo a disposizione è molto poco e trovo maggior giovamento dagli stimoli che mi provengono dall'ascolto di un brano musicale o dalla composizione di una pagina scritta. Ma è una scelta che mi costa molto per ciò di cui mi privo.
Devo dire che mentre leggo, difficilmente mi chiedo a cosa ciò serva. Certamente, ai tempi in cui disponevo di una capacità di scrittura ancora in divenire, la lettura mi ha aiutato non poco a sbloccare lo stile ed a sciogliere il pensiero compositivo. Certamente, leggere serve quindi a scrivere.
Ma non possiamo fermarci a questo.
Leggendo affiniamo il nostro intelletto, lo abituiamo a confrontarsi con problematiche sempre diverse ed affrontate in differenti modi. Siano romanzi o saggi o documenti tecnici, in tutti i casi siamo chiamati a prendere atto di una situazione di partenza, a vederla svilupparsi per fatti o ragionamenti esterni e ad assistere a tale evoluzione sino alla necessaria conclusione, che, chiudendo il cerchio, sancisce una morale, un punto di vista, un'analisi, una tesi. Con ciò si arricchisce il nostro vocabolario di esperienze vissute ma anche osservate. In tal modo cresciamo, perchè l'uomo per sua natura con l'esperienza cresce .
Leggere sviluppa inoltre la nostra sensibilità, aiutandoci a interagire con il mondo e con gli altri. In fondo non siamo che i protagonisti della nostra storia di vita. La maestria degli scrittori di valore e la poesia che essi generano è tale che il nostro animo inconsciamente se ne nutre per poi sbocciare in una variopinta ed incantevole fioritura di emozioni.
Non sono che esempi e se ne potrebbero fare decine di altri.
Ma mi piace pensare che leggere serva soprattutto a resistere a quella vorticosa e nociva spirale che nella vita quotidiana ci porta a perseguire soltanto ciò che è materiale, che ha un ritorno, che produce ricchezza, che ci rende vincenti agli occhi degli altri, che ci rende dimentichi della nostra fragile caducità.

E' (ri)caduto il Governo

Gli anni trascorrono veloci, l'un dopo l'altro. La gente, le famiglie cambiano ed il Paese cambia con loro. Il Paese cambia, destreggiandosi a fatica lungo lo stretto viottolo che il succedersi dei Governi lascia a disposizione.
Chi fa le leggi, chi le cancella, e chi poi le ripropone. Alle poltrone di comando delle aziende e degli enti più importanti vanno e vengono persone, ogni volta diverse ed ogni volta ritenute quelle giuste al momento giusto. Queste investono, elaborano strategie, formulano obiettivi a medio termine e avviano la macchina per raggiungerli. Ma resterà un percorso monco, perchè nuovi Governi verranno e con essi nuove strategie.
In questo desolante panorama di ingovernabilità, io povero cittadino resto a guardare, disilluso e scoraggiato. Sempre più disilluso, sempre più scettico che l'uno o l'altro Governo possano dare al Paese un'immagine ed una solidità finalmente all'altezza della sua storia.
Io, povero cittadino, mi aggrappo all'utopia che illuminati statisti possano affacciarsi sul palcoscenico della politica, per confrontarsi e scontrarsi nel condiviso obiettivo di un'esaltazione di valori e principi morali. Senza i quali, tutto è perso ed inutile.