18.8.10

Mozart e il mare

Una terrazza con vista sul mare. Improvvisamente la musica di Mozart si diffonde maestosa nell'aria. All'istante tutto sembra puro e l'aria diviene rarefatta.

14.7.10

Come ogni anno

Come ogni anno, luglio ha portato con sè giornate di caldo rese ancor più fastidiose dall'altissima umidità. Come ogni anno, luglio ha portato giornate di lavoro convulso, nervoso, volto alla chiusura di questioni non differibili alla nuova stagione. Come ogni anno, luglio è mese di organizzazione di vacanze e di campi scuola. E come ogni anno, luglio ha riempito le pagine della cronaca nera con delitti efferati, passionali, scenografici, a testimonianza di come il caldo possa anche dare alla testa.
Ma come ogni anno, luglio viene prima di agosto. Ed allora quello sarà il momento per fermarsi, per pensare, per ridare una giusta dimensione alle cose, belle e brutte. E ad agosto, generalmente, anche il caldo diventa più sopportabile.

13.4.10

L'asciutta verità del reale

Per quanto il cinema, la letteratura, la pittura e le arti in genere compiano sforzi enormi nel produrre capolavori in grado di cogliere il senso ultimo dell'esistenza, la profondità del vivere quotidiano, basta affacciarsi alla finestra per rendersi conto che l'asciutta verità del reale che scorre minuto dopo minuto innanzi a noi mossa da milioni di vite umane, le une diverse dalle altre e ciascuna perfetta in sè, tocca vette poetiche irraggiungibili.
Un'opera in continuo divenire e proprio per questo inimitabile.

3.3.10

Quando il sapere non basta

Volendo estrapolare da un'esperienza lavorativa ormai ventennale le competenze a mio avviso più importanti, penso che l'autostima, la determinazione e l'assertività (intesa come combinazione di eloquenza e capacità di convincimento degli altri) siano fra quelle cruciali.
Se in passato il mondo del lavoro premiava in prevalenza la professionalità tecnica, la serietà, l'attaccamento all'azienda, oggi tali elementi pur importantissimi, non sono sufficienti. Di ciò - volenti o nolenti - dobbiamo tenere conto nel crescere i nostri figli perchè si dotino di tutti gli strumenti necessari per costruirsi la loro strada.
Educherei i ragazzi affinchè maturino un bagaglio di conoscenze tecniche solide, internazionali e moderne, ma li spingerei anche, e soprattutto, a lavorare sul proprio carattere.
Altrimenti il rischio è quello di trovarsi a non saper capitalizzare le proprie conoscenze professionali, a causa di una incapacità di renderle concrete, di spenderle e di farle emergere su quelle degli altri. Occorre lavorare sulla timidezza, sul coraggio delle idee, sull'esposizione delle stesse in pubblico.
Oggi, ma sempre più sarà così, il sistema economico spinge alla competizione, ad una forte selezione fra coloro che alle doti scientifiche possono aggiungere quelle relazionali, comportamentali, progettuali, di concretezza. E' su queste ultime competenze che finisce per accentrarsi la valutazione del potenziale di una risorsa. E' dura la legge del mercato. Non ci sono sconti per nessuno.

26.2.10

Underworld (De Lillo)

Sto leggendo Underworld, romanzo dello scrittore americano De Lillo. Per quanto non sia libro di agevole lettura, in quanto sviluppato su differenti piani temporali e con dialoghi spesso non lineari, si tratta di un'opera fortemente suggestiva che riesce come poche altre a realizzare la rappresentazione della vita.
Risponde ad un mio desiderio che da tempo avvertivo, di scoprire una forma di narrativa contemporanea che attualizzasse l'ampio respiro esistenziale della Commedia Umana di Balzac.
Non a caso è la prima volta che mi accade di aver voglia di rileggere un libro dall'inizio, per meglio gustare le sue sfaccettature, prima ancora di averne letto la metà.

16.2.10

Distillare l'esistenza

Man mano che avanziamo negli anni ovviamente cambiamo. Non in meglio, nè in peggio. Semplicemente ci scopriamo diversi. Modi di vedere le cose che in passato non avremmo mai sentito nostri, si presentano misteriosamente a noi, portandoci a modificare comportamenti e gusti.
E' un terreno, questo, ricco di insidie se lo si vuole esplorare. I luoghi comuni ci minacciano di continuo. Non è facile distillare verità dal torrente in piena dei pensieri. Vorrei però compiere questo sforzo forse inutile, per mettere a fuoco un pensiero che spesso mi torna alla mente.
Se è vero che osservando la nostra vita nel breve periodo cogliamo gli eventi in modo apparentemente scollegato e fini a se stessi, è più interessante studiarsi nell'arco dell'intera vita vissuta, per trarne insegnamenti e quindi verità. Fermo restando che sono le nostre verità e potrebbero non coincidere con quelle di altri. Distillare però un succo da tanti frutti di vita, può meritare la fatica.
Una vita è fatta anzitutto di tanti affetti, la famiglia, gli amici, gli amori, i figli, i ricordi. Gli affetti sono le pietre miliari sulle quali edifichiamo il nostro vivere quotidiano.
Poi, segue il percorso educativo e lavorativo. Per alcuni gli studi, per altri, mestieri più semplici. Ma per tutti la medesima dignità del guadagnarsi con la fatica del proprio lavoro i mezzi di sussistenza, i pasti, l'alloggio, gli svaghi, le cure.
Fermo tutto questo, vi sono poi le scelte, a connotare la nostra esistenza di tratti a volte di felicità, a volte di tristezza, a volte di rabbia, a volte di gioia. E' un percorso che ci costruiamo giorno per giorno, raccogliendo in seguito i frutti delle decisioni felici e pagando il prezzo di quelle errate.
La nostra vita è però anche colma di cose che ci sembrano importanti, che accumuliamo e difendiamo, ma che aggiungono poco o niente al valore della nostra esistenza. Man mano che gli anni passano, sono queste ultime cose a sbiadire perdendo l'attrazione che sembravano esercitare su di noi e sui nostri comportamenti. Quando riusciamo a liberarci di questo fardello - alcuni prima, altri dopo - allora sentiamo di poter elevare la nostra esistenza ad un rango superiore di vera armonia con il mondo.
Ciò che resta dall'operazione di scrematura, è l'uomo nella sua identità più nobile, quella dei filosofi, degli esempi civili, dei probi viri. E' colui che riesce, al termine delle normali tribolazioni con la propria coscienza e volontà, ad ispirare la propria esistenza a pochi valori assoluti ed in quanto tali indiscutibili. Siano essi sociali, morali o più semplicemente propri del buon padre di famiglia.
Questo sembra di poter dedurre dall'affollamento di eventi e persone che ci si trova ad aver accumulato nel tempo e dal quale occorre con abilità sfilarsi, elevarsi, per avere la possibilità di osservare tutto dall'alto, finalmente con lucidità e profondità.

11.12.09

La limpidezza del suono hi-fi

In epoca di musica digitale, dematerializzata, compressa, portabile, racchiusa in accessori sempre più ridotti di dimensioni e sofisticati nelle prestazioni, sembrano ormai del tutto tramontati i vecchi sistemi hi-fi che riempivano le stanze dei giovani negli anni '70 e '80.
Neri, austeri, impilati in smisurate torri tecnologiche, gli stereo (così venivano definiti nel gergo quotidiano) occupavano un angolo privilegiato della casa e vi venivano collocati con accuratezza, affinchè dai grandi e potenti diffusori le note uscissero cristalline e senza rimbombi.
Formavano oggetto di una morbosa attenzione da parte di noi ragazzi, perennemente in cerca di vibranti emozioni sonore. Forse erano anche anni in cui le attrattive del mondo esterno erano più limitate. Era la musica che entrava nelle nostre case per farci compagnia e viaggiare con l'immaginazione, spesso nelle terre rockeggianti di Inghilterra o USA.
Ma man mano che il mondo esterno si fece più attraente, i centri gravitazionali si spostarono nelle discoteche, nei locali, negli auditorium, e con essi la musica che iniziò a seguirci: i primi walkman, i "compatti", che erano più facili da trasportare a casa di un amico che ne era sfornito o in vacanza infilati in un angolo del bagagliaio della macchina.
Tutto naturale e quasi scontato. In fondo, ben venga che abbia prevalso in noi la tendenza a socializzare ed a lasciare che la musica fosse una semplice colonna sonora della nostra vita e non, in sè, la nostra vita.
Ogni tanto riaccendo il mio stereo ed ogni volta la musica che ne sento uscire mi sembra qualcosa di nuovo, di esaltante. Un flusso di energia pulita che si insinua rapidamente dentro il cervello, salendovi dal pavimento.
In una di queste occasioni mi sono ricordato di quando, bambino, mio padre montò per la prima volta a casa uno di questi sistemi, per lo più fatti di un amplificatore, di un giradischi, di un registratore a cassette, di due imponenti e pesanti diffusori da terra.
Per me, che fino a quel momento avevo conosciuto soltanto l'opaco suono del mangiadischi a 45 giri o dei registratori Geloso a bobine o Philips a cassette, fu uno shock: la pulizia del suono, il modo con cui ne venivi avvolto ritrovandoti ipnotizzato al centro di esso, le pulsazioni dei bassi e delle batterie, la limpidezza delle chitarre, formavano un insieme di un'armonia e di un impatto impossibili a dirsi.
Qualcosa di quelle sensazioni è oggi ormai perduta. Non se ne sente più il bisogno. Non c'è n'è il tempo. Bastano un Ipod o un PC, o peggio ancora lo stereo della macchina, per soddisfare il nostro bisogno quotidiano di musica. Forse è giusto così.
Ma credo non troverò mai il coraggio di privarmi di quel monolite nero a blocchi che, con la serafica saggezza dei vecchi, mi osserva con affetto dalla stanza della casa in cui lo custodisco, troppo spesso spento e silente.

11.11.09

Vivere per lavorare o lavorare per vivere

Quanto ciascuno di noi decida di sacrificare del proprio tempo a disposizione per dedicarsi al lavoro è una scelta che prima o poi tutti siamo chiamati a compiere.
Poniamo ovviamente il caso in cui il reddito da lavoro sia un'entrata imprescindibile per la sussistenza minima necessaria, escludendo quindi coloro che scelgono di ritirarsi a vita privata potendo contare su altre entrate (patrimoni familiari, altri redditi del nucleo familiare, rendite finanziarie o altro).
Si tratta di una scala di priorità che nelle diverse fasi della nostra vità pone il lavoro sui gradini più alti o più bassi delle nostre occupazioni quotidiane (svago, famiglia e il lavoro, appunto). E' spesso l'ambizione personale a fare la differenza. L'ambizione personale è nutrita dal bisogno di realizzarsi, dalle gratificazioni economiche, dall'ebbrezza che può dare l'accedere a posizioni di potere più o meno di spicco.
L'investimento di energie nella sfera privata si traduce spesso in un arricchimento di capitali che fanno parte di noi: la famiglia, la nostra cultura, i nostri interessi, i nostri rapporti sentimentali, il nostro ambito sociale.
Le energie spese per il lavoro bruciano più rapidamente la nostra vita, sì producendo ritorni più immediatamente tangibili in termini di ricchezza o di soddisfazione professionale, ma nel contesto di salvaguardia e sviluppo degli interessi altrui.
Così, fa riflettere il notare quanto in modo relativamente rapido si finisca per occupare un posto gratificante per il nostro ego, e quanto altrettanto rapidamente si venga messi da parte e dimenticati al momento dell'ingresso in pensione, quando lasciamo il mondo del lavoro per tornare alla sola sfera privata.
Ho visto tante persone che, elevate sul piedistallo del potere e permeate dell'alone del finto rispetto che porta tale posizione, ne sono scese in tutta fretta per essere rapidamente accantonate e dimenticate, dopo aver consumato tanto tempo ed energie per il mantenimento della posizione acquisita.
Per dire: è una società estremamente crudele, che striglia e nutre i propri cavalli da corsa finchè hanno forze e classe per vincere le gare, ma che non serba riconoscenza e non si fa scrupoli nell'abbandonarli alla loro vecchiaia, ormai non risultando più utili alla causa del profitto (e dal punto di vista di chi produce ricchezza per il Paese è purtroppo giusto così).
Ma fa effetto vedere uomini che dall'oggi al domani passano da un costante tributo di gloria ed onori ad un ultimo brindisi o trafiletto di ringraziamento, che il giorno dopo è già dimenticato e archiviato per sempre.

28.10.09

La miseria umana

Prima Berlusconi, ora Marrazzo, prima ancora Mele e Sircana. Il quadro dei nostri politici non è rassicurante in termini di rigore nell'interpretazione del ruolo pubblico attribuito loro da noi elettori. E questo è purtroppo un fatto. A cosa serve tornare ancora a disquisire sull'assenza di valori, di sincera passione di fare politica, sulla mancanza di serietà nel perseguire la missione che ad un politico viene assegnata dal popolo, il vero capo supremo in una democrazia?
Ma passiamo oltre. Queste storie, forse proprio perchè riferite a personaggi così autocelebrativi, hanno posto in luce la profonda umanità che scaturisce dalla sofferenza sincera di un uomo che ha sbagliato e che vede andare in frantumi la sua apparente solidità riscoprendosi meno che nulla. Questa sofferenza, segno di una fragilità interiore che è stata a lungo mascherata dall'illusione di un senso di onnipotenza esteriore, va rispettata e lenita. L'uomo che varca un limite al di là del quale valori morali e proporzioni delle cose appaiono probabilmente distorte dalle mille sfaccettature illusive della nostra psiche, che tutto tende a spiegare e giustificare, non va condannato a priori, perchè forse è un uomo che ha paura o vergogna a chiedere aiuto. Perchè è di aiuto che c'è bisogno per sfuggire all'oblio di droghe chimiche o psicologiche, a mondi così distanti dalla vera semplice esistenza, l'unica realmente meritevole di essere vissuta a pieno.
E fa bene a tutti noi vedere come una donna così improvvisamente ritrovatasi sull'orlo di un baratro familiare, trovi dentro di sè la grande forza di farsi da parte, di mettere a tacere l'amor proprio tradito per capire che è proprio il deprecabile marito ad essere il più debole ed il più bisognoso di aiuto e sostegno. Non è ancora il perdono, ci sarà tempo per lavorarci e forse trovarlo. E' qualcosa di ancora più nobile: la piena percezione della grandezza della fragilità umana.

28.9.09

L'onda lunga delle scelte

Le scelte che compiamo nel nostro tragitto di vita sono spesso valutate soltanto nelle più immediate conseguenze e previsioni. Non disponendo di poteri sovrannaturali non possiamo far altro.
Ma se ci si volta indietro per ripercorrerle per quanto sommariamente, ci si rende conto che ciascuna di tali scelte ha generato un'onda lunga che spesso esercita i suoi effetti anche nel presente.
Tutto ciò che facciamo lascia una traccia nel sentiero che percorriamo, cambiandoci di continuo e per sempre.
Soltanto i più superficiali si illudono di restare per sempre uguali a se stessi, sottovalutando come ad ogni frase detta o non detta, ad ogni azione compiuta o evitata, consegua sempre una reazione di segno opposto permanente ed irreversibile, che ci porta ad adattare il nostro modo di essere ad un nuovo equilibrio di cui non potremmo fare a meno.
Viriamo ora a sinistra ora a destra, sotto la spinta impartita da una decisione presa o da una scelta rinviata sine die.
La fragilità o la forza di ciascuno di noi finisce quindi per tradursi nella capacità di mantenere, per quanto possibile, la prua verso il porto che ci siamo prefissi quale destinazione finale della nostra esistenza, governando quelle scelte che consapevolmente od incautamente abbiamo ritenuto di fare.

18.9.09

La furbizia dei tirchi

Mi è capitato di incappare in persone fortemente resistenti alla spendita di denaro.
A scanso di equivoci, non parlo ovviamente di situazioni di difficoltà finanziarie in cui il risparmio è una componente purtroppo decisiva per la sopravvivenza. Ma mi riferisco a persone comuni, con un lavoro comune, un tenore di vita comune, come può risultare un profilo di cittadino medio.
Ebbene, in talune persone la tirchieria (diversa dall'avarizia) può portare ad espedienti talmente eclatanti da mettere in ridicolo chi pone in essere tali comportamenti.
A qualcuno sarà certamente capitato di ricevere una telefonata e di non far in tempo a raggiungere il telefono prima che esso cessi di squillare. E non al quindicesimo squillo, cosa che sarebbe ovvia e giustificata, ma al secondo al massimo, a volte anche dopo il solo primo.
Il progresso tecnologico, che ci consente di avere traccia sui nostri cellulari di chi ha chiamato senza avere una nostra risposta, ha stimolato la mente dei nostri tirchi, portandoli ad affidare ad un solo squillo il loro beau geste dell'aver chiamato, restando a quel punto in attesa di una ri-chiamata che quindi non sarà più a loro carico.
Va benissimo. Saranno richiamati e avranno risparmiato qualche centesimo di euro. Ma costoro non si rendono conto di quanto è ben più alto il costo che sopporteranno in termini di caduta di stile, di immagine negativa, di nomea che mai più riusciranno a scrollarsi di dosso?
Senza dimenticare che spesso questo meccanismo avviene anche tra amici. Ed allora qual'è il valore di un'amicizia se non perdo occasione per scaricare su un mio amico un costo che di norma andrebbe ripartito con equa alternanza, affinchè vada e venga quel panierino che serve affinchè l'amicizia tenga, come appunto recita un detto popolare?
Non è che un esempio, che basta però ad evidenziare quanto fastidio possa dare la piccineria dei tirchi.

5.8.09

Il diritto di guarire

Il Presidente degli Stati Uniti, Obama, sta sfidando la controparte repubblicana e parte del suo elettorato nel tentativo di condurre in porto un'audace riforma sanitaria, che rischia di far vacillare il credito di fiducia guadagnato in campagna elettorale.
Ad oggi solo le classi estremamente disagiate e alcune categorie protette hanno diritto all'assistenza sanitaria a carico dello Stato. Ciò significa che oggi negli USA si muore se non ci si può permettere una polizza assicurativa privata a copertura delle spese mediche.
La cosa avrebbe senso se l'obbligo a ricorrere alle Compagnie private gravasse sui soli ricchi. Ma c'è un vasto ceto medio-basso che pur non facendo la fame, non può permettersi le onerose coperture che sono richieste dagli assicuratori per fronteggiare i rischi di una malattia anche grave.
Senza arrivare a situazioni estreme di assistenzialismo totalitario con forte deficit statale - come purtroppo è successo e ancora succede in Italia - una regolamentazione più moderna appare prima che una necessità un obbligo morale di ogni Stato che si proclami moderno, a tutela dei diritti individuali alla salute. Lo Stato non può e non deve disinteressarsi di un cittadino che sta morendo, perchè quel cittadino è lui stesso un pezzo di Stato.
Recuperare fondi da altre voci di bilancio pubblico (armamenti su tutte) e dalla fiscalità generale è, quindi, una strada imprescindibile verso la concreta difesa di uno dei più basilari diritti umani: il diritto di guarire.

22.7.09

Prima pagina

Oggi ho voluto estrapolare una parola chiave dal titolo degli articoli che compongono la prima pagina di un noto quotidiano on line. Questa la sequenza:
REGISTRAZIONI
CANDIDARMI
OFFENDA
TROVATO POSITIVO
VACCINATI
RAPPORTI SESSUALI
USURAI
POSTI A RISCHIO
RINVIATI A GIUDIZIO
PUZZI
MORTA DI CANCRO
'NDRANGHETA
CARCERE
SBRANATO
ODISSEA
OBIETTIVI
SPIAGGE
FURTO

Non traggo conclusioni che sarebbero affrettate e superficiali. Che ciascuno faccia le sue riflessioni.

17.7.09

Il commesso di Malamud

Un cenno merita il bel libro di Malamud, Il Commesso.
A differenza di molti altri libri, che pur raggiungono un livello di adeguata qualità, questo romanzo possiede una pacatezza ed una nitidezza che solo i classici sanno raggiungere.
Uno stile piano e descrittivo che muta la trama in un bassorilievo di tono comico-tragico, cogliendo il nocciolo della nostra esistenza di semplici essere umani in transito sulla terra.

16.7.09

La musica di Dylan

Lascio e riprendo a fasi alterne la musica di Dylan. Ogni volta, però, riscopro quale magia imporpori la sua produzione: quasi mezzo secolo di canzoni, un continuo rinnovamento, che dà sfogo ad una inesauribile capacità compositiva.
Le note dei suoi brani ascendono rapide verso lassù, dove è più facile scrutare tutto e tutti.

15.7.09

Sul lavoro

Come altri tipi di collettività, anche i luoghi aziendali si caratterizzano per dinamiche relazionali fortemente correlate ed influenzate dal fine per cui tale collettività interagisce.
C'è anzitutto l'interesse aziendale che rappresenta il fine istituzionale ed ufficiale, il cosiddetto scopo sociale.
C'è l'interesse individuale del prestatore di lavoro che offre il suo contributo professionale in cambio dello stipendio di cui può vivere.
Ma non è tutto.
C'è infatti, potentissima in molti, la spinta energizzante fornita dall'ambizione personale di conseguire una crescente visibilità sociale, un crescente potere, una crescente ricchezza. I modelli comunicazionali con cui i media esaltano la correlazione tra il successo professionale e l'immagine di persona "vincente" hanno inevitabilmente alterato gli equilibri tra i diversi interessi descritti.
Cosa produce tutto ciò?
L'azienda molto spesso diviene un microcosmo con proprie regole comportamentali e morali, nel quale l'individuo non vede in un collega un altro individuo, ma piuttosto un'antagonista da ostacolare, un subalterno da comandare o un capo da "coltivare".
Il tipo di approccio a questo schema ambientale è ovviamente funzione della personalità dei singoli e della loro capacità di assimilare tali logiche senza far troppo violenza a se stessi.
Si va, per esempio, dalla persona che fa il suo lavoro soltanto per il sussidio economico che ne ricava, c'è la persona che porta avanti la sua coerenza comportamentale scontrandosi con un mondo pubblico diverso dal suo privato, c'è la persona che soffre fino ad esaurirsi l'incapacità di scendere a compromessi con l'ambiente e le sue ambiguità, c'è chi dispone di sufficiente schermatura psicologica per trovare un modus vivendi pubblico in parte differente da quello privato a lui più congeniale, c'è infine quello che ha ben chiaro in mente il suo obiettivo di puntare sempre più in alto, costi quel che costi.
E per quanto ci si sforzi di cambiare le cose introducendo codici etici o regole di comportamento, le aziende restano sempre uguali a se stesse, aziende appunto; dove ciò che conta è giustamente il profitto dei proprietari - oggi ci si libera la coscienza definendolo profitto "sostenibile" - e dove i più cercano, per quanto è loro fisicamente possibile, di tirar acqua al proprio mulino per conseguire quel successo senza il quale non potrebbero sentirsi a posto con il modello medio di persona "vincente", faro della nostra società.

23.6.09

L'ennesimo scandalo italiano

Il Primo ministro del nostro Paese è in questi giorni al centro di uno scandalo senza precedenti, che ancora una volta pone l'Italia alla berlina nei confronti dell'intero scenario mondiale.
La vicenda è boccaccesca, quasi divertente nella sua dinamica, dimostrando ancora una volta come un eccesso di potere e di denaro possa far perdere il lume della ragione ed il senso della misura.
Non intendo entrare nel merito delle contestazioni che vengono mosse al Premier, perchè ritengo che esse siano il minore dei problemi. Viceversa trovo ancora una volta da stigmatizzare come la nostra classe dirigente sia totalmente priva del senso di rigore e moralità che, chi è chiamato a rivestire quesi ruoli, dovrebbe necessariamente possedere. Altrimenti noi tutti potremmo essere Primi ministri. Non ci manca certo l'intelligenza o la cultura per accedere a tale ruolo.
E' invece nel valore morale di esempio per i giovani, nella serietà e nella competenza professionale che tali figure dovrebbero spiccare, dimostrando la rara natura di esseri eccezionali, di leader.
Tutti noi abbiamo scheletri nell'armadio, esperienze sbagliate accumulate nel corso di un'esistenza lunga e insidiosa. Affrontandole e superandole, abbiamo rinsaldato il nostro spirito e ci siamo affermati come esseri umani di accettabile dignità e spessore. Lungi da noi però il sentirci titolati agli scranni del potere politico, del potere democratico di rappresentanza del popolo.
In un capo del Governo ci aspettiamo di trovare un faro da seguire nel nostro vivere sociale e ciò invece viene puntualmente smentito da fatti che dimostrano come spesso e volentieri i nostri rappresentanti siano, a prescindere dallo schieramento politico, molto peggio di noi.
Spero che i nostri figli abbiano negli anni a venire la fortuna di veder sorgere un nuovo sole che riscaldi una terra sempre più gelida.

9.6.09

Elogio della chiarezza d'espressione

Apprezzo molto le persone che sanno esprimersi - per iscritto o a voce - con chiarezza.
Esse seguono un filo logico ben delineato, che muove da un concetto, passa per delle ipotesi ed una tesi e giunge infine ad una conclusione coerente e ben delineata.
Esse scrivono documenti che pongono ben chiare premesse al tema trattato, inquadrano il contesto in modo completo ma sintetico, giungono a diverse conclusioni l'una alternativa all'altra, ed infine spiegano con altrettanta chiarezza in forza di quali argomenti ne scelgono una tra queste.
Forse, la chiarezza espositiva - se non univocamente correlata - è comunque proporzionale al grado di conoscenza e comprensione del tema trattato. L'abuso di parole, concetti, avverbi o ancor più la logorrea delle infinite ripetizioni di medesime considerazioni sono segni di una imperfetta focalizzazione di ciò che si desidera esprimere?
Così, leggere un documento contorto, che non si snoda dolcemente come una strada che da una collina torni in pianura, è un'esperienza frustrante che fa trasparire quanta inutile fatica gli uomini compiano per riuscire a comunicare efficacemente.

4.6.09

Prendere un taxi

Spostarsi in taxi è diventata una esperienza a volte molto stressante.
E' ovvio che il servizio va commisurato al prezzo che si paga e oggi, più che in passato, le tariffe sono state molto calmierate, rendendo tale mezzo di trasporto abbastanza competitivo rispetto alla macchina propria o agli autobus.
Lo scontento nasce forse dall'inconscia convinzione che spostandoci in taxi possiamo avvalerci di un autista di fiducia al nostro servizio, come se per un attimo quella macchina bianca malmessa si trasformasse in una fiammante autovettura blu di rappresentanza.
Invece, ci accomodiamo a fatica sul sedile posteriore, stentando a trovare spazio per le nostre ginocchia, sacrificate dal sedile davanti, che, inspiegabilmente, è sempre sistemato nella sua posizione più arretrata. Pazienza, il viaggio non è lungo...
Tempo cinque, sei minuti, soprattutto d'estate, ci accorgiamo che la temperatura interna è calda, caldissima. I finestrini sono interamente abbassati e potenti folate di vento agitano i nostri capelli e persino i baveri delle giacche o le cravatte; sentiamo le gocce di sudore che iniziano a scorrere sulle nostre schiene e dalle nostre ascelle... Pare quasi che l'autista intenda risparmiare sul costo dell'aria condizionata, di cui eppure la macchina è dotata...
Se desideriamo astrarci da quell'inferno colloso per tuffarci in una conversazione telefonica o nella composizione di un messaggio al telefonino, ciò ci è reso problematico da un'autoradio che generalmente è accesa ad un volume altissimo e che diffonde: a) una martellante musica di qualche compilation da spiaggia, b) una trasmissione sportiva di qualche radio locale, nella quale intervengono a rotazione rozzi figuri dai più biechi accenti dialettali, con insulti generalmente destinati alla Presidenza di qualche società di calcio o ai suoi giocatori meno affezionati.
Inutile a dirsi, poi, che il viaggio si svolge a velocità fuori da ogni logica, con sorpassi ricchi di suspence o affondi sui tratti autostradali degni di un Gran premio di Formula 1. Ci sforziamo di mostrarci imperturbabili e all'altezza della prova...
Quando infine arriviamo a destinazione, la trafila prevede generalmente il consueto scambio di battute sugli spicci, giacchè anche l'offerta di una banconota da 10 euro (non 50!) getta il nostro autista nello sconforto più totale, portandoci a concedere laute mance per arrotondare l'importo e scendere il prima possibile da quel maledetto taxi...
E' vero che basterebbe chiedere di accendere il climatizzatore, di andare più piano, di abbassare la radio o magari optare per i più rari taxi dotati di bancomat, ma perchè dobbiamo sempre chiedere quello che ci spetterebbe di diritto...?! Un servizio di qualità.

1.6.09

La fortunata scelta di un medico

In queste settimane sto frequentando con assiduità cliniche, ospedali e laboratori di diagnostica, causa un infortunio al ginocchio.
Tutte le strutture dove mi sono recato hanno certamente brillato per gentilezza ed efficienza, evitandomi lunghe code e snervanti rinvii di stanza in stanza.
Ciò che però mette un po' di inquietudine è l'estrema variabilità delle diagnosi.
Premesso che a posteriori si trattava di una semplice rottura del menisco, questa è stata la sequenza delle visite:
1) Laboratorio di analisi per ecografia - Esito nessuna lesione, versamento al ginocchio
2) Primo specialista ortopedico - Esito presunta tendinite e richiesta Risonanza Magnetica (R.M.)
3) Laboratorio di analisi per R.M. - Esito Lesione menisco e frattura piatto tibiale
4) Primo specialista ortopedico - Prenotazione sala chirurgica per intervento immediato al menisco
5) Pronto Soccorso Ospedaliero - Diagnosi, al tatto, di una distorsione con prognosi di 5gg
6) Secondo specialista ortopedico - Rinvio intervento al menisco e richiesta di una T.A.C. per analisi frattura, stante l'inadeguatezza della R.M. per tali tipi di traumi.
7) Laboratorio Analisi per T.A.C. - Conferma lesione menisco e fratura piatto tibiale con presunta prognosi di 30-40 gg di riposo.
8) Continua...

Certamente, volendo ricucire tutte queste posizioni una logica e degli alibi si troverebbero. Ma non è lecito sospettare che più rigidi protocolli di controllo porterebbero a tempi più rapidi ed a diagnosi univoche, soprattutto per traumi di routine?

26.5.09

Caos Calmo (il film)

Avevo letto il libro di Veronesi con qualche pregiudizio, temendo che si muovesse lungo i binari dell'editoria commerciale che negli ultimi tempi lancia opere ad alto potenziale cinematografico o televisivo in termini di spettatori.
Ora che ho visto il film di Grimaldi dopo molto tempo dalla sua uscita, riconosco che mi sono fatto fuorviare ancora una volta dal timore che potesse essere l'ennesimo frutto del proliferare di film a forte contenuto di fiction e di borghesia romana.
Ebbene, il libro l'ho trovato molto bello ed il film, per quanto non un capolavoro, molto piacevole e commovente.
Del libro ho apprezzato ovviamente la trama. Il libro che mi sarebbe piaciuto scrivere, con una atmosfera di malinconica riflessione che l'attraversa dall'inizio alla fine e con un fortissimo messaggio di rifiuto della convulsa esistenza post-moderna votata alle grandi multinazionali e al profitto economico a tutti i costi. Il protagonista ne è vittima, ad essa sacrifica l'affetto familiare arrivando persino a perdere la capacità di provare l'umano dolore di un lutto familiare.
Ma trasformando la criticità in opportunità, riscopre in sè la seminale dolcezza di un padre per la figlia, recuperando, grazie ad essa, quanto meno la forza di provare a cambiare qualcosa della sua esistenza.
Del film ho apprezzato l'indiscutibile carisma di Moretti nel dar vita al personaggio, che assume le sembianze anche caratteriali del cineasta romano, le sue celebri mimiche e nevrosi, la sua profondità. Il Paladini attore è forse superiore al Paladini di carta e a lui dobbiamo tutte le emozioni di un film che per il resto segue abbastanza pedissequamente il libro senza però acquistare una propria distinta dimensione poetica. Forse, mi sarebbe piaciuto vedere la sceneggiatura nelle mani di un regista più di spessore, un Amelio o magari un Soldini.
Eppure è un film che salvo e che ha il merito di emozionare e di far riflettere, e di questi tempi non è poco.

24.4.09

Il Fascismo in edicola

Mi ha sempre stupito con quale frequenza le edicole mettano in bella mostra pubblicazioni a dispense, DVD o libri, aventi ad oggetto ricostruzioni storiche sul fascismo o sui suoi protagonisti.
Evidentemente, le case editrici hanno dati sulle vendite che confermano come tale argomento abbia uno zoccolo duro di estimatori in grado di ripagarle dell'investimento effettuato.
Ciò sembra in contrasto con un'opinione pubblica ormai diffusa che condanna tale fase storica, portatrice - diretta o indiretta - delle più atroci violenze contro l'umanità e la democrazia. Eppure, sembra quasi che vi sia un sottile interesse di molti a riscoprire immagini ed eventi di quegli anni.
"Per non dimenticare certi drammi" potrebbero difendersi molti di loro. Ma temo che in verità siano molti di più di quanti pensiamo i nostalgici di quegli anni.
Gli stessi che puntualmente corrono all'edicola a pagare il loro obolo ai molti editori che, pur di guadagnare, non si fanno remore nell'enfatizzare con le loro publicazioni anni che andrebbero sì ricordati, ma in modo silenzioso, rispettoso, antispeculativo, quale monito per un passato che si spera non possa più tornare.

15.4.09

Il magazzino dell'esperienza

L'adolescenza e le decisioni ad essa collegate andrebbero vissute con l'esperienza che viene in seguito maturata nell'età adulta.
Un banale paradosso che serve per riassumere, una volta per tutte, le molteplici circostanze in cui ci si trova a rimpiangere scelte non fatte che sarebbero poi risultate utili. Nè da adolescenti c'è la sufficiente umiltà per ascoltare e seguire la miriade di consigli o pareri che le persone più grandi di noi elargiscono mentre ci vedono crescere.
La bravura risiede allora nel capitalizzare le cose fatte traendo da esse il massimo possibile per districarsi nelle inevitabili difficoltà e contraddizioni che la vita impone. In tal modo, anche il più banale degli episodi occorsi in passato, sedimentando dentro di noi per anni, viene a costituire un solido basamento su cui ergerci e scavalcare l'ostacolo.
Guardarsi indietro non deve però essere motivo di rimpianto, giacchè il futuro deve essere la sola stella polare a spingerci avanti. Piuttosto, ricorreremo al passato come ad un magazzino in cui giacciono, spesso alla rinfusa, tutti gli attrezzi fra i quali poter scegliere quello più adatto al passo da compiere lungo il percorso che conduce verso la nostra stella.

7.4.09

La terra trema

La terra italica è tornata a tremare, mietendo molte vittime e togliendo serenità a tantissime famiglie, private di genitori, di figli o, le più fortunate, delle proprie case.
Sin qui il fatto, nudo, crudele, dolorosissimo. Un dolore sordo ed inconsolabile, di fronte al quale non ci sono parole degne di descriverlo.
Poi, al mattino, quando si fa luce e gli altri tornano ai propri lavori, comincia il teatrino della retorica, delle polemiche, del mercimonio del dolore altrui.
Le lacrime di questa gente sfortunata dovrebbero invece essere la linfa di una rinnovata coesione, di una straordinaria energia di concretezza, che indirizzi gli studiosi e i politici verso soluzioni innovative, moderne che limitino il ripetersi di siffatte catastrofi.
Madre Natura è imprevedibile, ma l'uomo fa di tutto per disperdere le preziose energie fisiche ed intellettive che ha in dote e che potrebbe invece indirizzare verso azioni degne di tanta ricchezza genetica.
E così facendo il Paese non cresce, restando inerme ed impotente di fronte all'ennesima catastrofe naturale. Come nel 1976, come nel 1980, come nel 1997 ed in tante altre volte.

25.3.09

La religiosità di un certo ateismo

Torno sul tema della religione, in giorni in cui il Papa suscita numerose polemiche nel mondo, rilasciando dichiarazioni fortemente provocatorie sul tema della prevenzione della salute ed in particolare dell'Aids.
Le polemiche sorte traggono forza dalla nuova posizione assunta dal capo della Chiesa circa la presunta inutilità di metodi di prevenzione già in precedenza banditi, in quanto di ostacolo alla spontanea procreazione.
Che la Chiesa si attesti su posizioni contrarie agli anticoncezionali è noto ed anche condivisibile nella specifica visuale dei principi cattolici di sacralità di ogni forma di vita. Ciò che dispiace è che ancora una volta sia stata ribadita una profonda frattura sociale fra la sfera della religione e quella della scienza e del sociale, che porta in questo caso la stessa Chiesa a negare basilari principi scientifici e medici che sono alla base dei punti di riferimento di cui la società dispone per contrastare la diffusione di gravi epidemie.
Bene fa il Papa a ribadire le rigide posizioni del Clero sulle teorie morali afferenti appunto alla fecondazione, all'eutanasia o alla pena di morte. Su regole morali è giusto che la Chiesa esprima il proprio credo, condivisibile o meno che sia, proponendosi come baluardo fermo ed immutabile contro un progresso che troppo spesso diviene degrado di principi e valori.
Ma relativamente ad aspetti deterministici di collegamento malattia/contagio/prevenzione, la preminenza delle verità mediche non può essere messa in discussione con tanta facilità, finendo in tal modo per esasperare posizioni di scetticismo nella popolazione che viceversa sarebbero state almeno compensate da un sincero e convinto attaccamento ai valori cristiani elementari.
Così come, al contrario, andrebbe colta e valorizzata la forte affinità con molti principi della Chiesa dimostrata da coloro che pur definendosi atei convinti, dimostrano nei fatti profonde similitudini di approccio e fratellanza con il prossimo, secondo il credo della comunità cattolica o più, in generale, cristiana.
L'estremismo del 'bianco o nero', sembra dover cedere il passo ad una più profonda valutazione delle molte zone grigie che da un lato tormentano l'animo dei credenti disconosciuti e dall'altro destano intime riflessioni in quello degli atei, favorendo così lo sviluppo di una più articolata e complessa interpretazione dei diversi punti di vista, a favore di una migliore difesa dei veri valori umani che nobilitano la vita che ci è stata donata (per alcuni da Dio, per altri da Madre Natura).

23.3.09

S.O.S. cercasi un bel libro

Con grande fatica e sforzo di volontà cerco di difendere qualche mezzora della settimana per continuare a leggere libri. Se potessi tornare indietro all'adolescenza, quanto sfrutterei di più quegli anni in cui la mente è sgombra di pensieri e assorbe tutto con estrema facilità! Oggi leggere un libro mi richiede indicibili sforzi di concentrazione oltrechè il sacrificio di privarmi di altro che magari sarebbe esperienza ben più riposante.
Ma la ricchezza che dà la lettura di un libro, non la dà l'ascolto di una canzone o la vista di un quadro. Lo sforzo che fa la mente per calarsi in una storia, nella psicologia dei suoi personaggi, nella tensione della trama che vi si sviluppa, forniscono stimoli insostituibili alle nostre esistenze banali.
Però c'è un "ma".
Se da un lato siamo sommersi dai libri che vengono pubblicati ogni giorno e tra i quali ci smarriamo entrando in una libreria, dall'altro mi sembra sempre più difficile incappare in un libro che mi soddisfi pienamente.
So di essere forse troppo esigente, di evitare i best seller che mi ispirano un sapore di produzione industriale, di non avere una particolare passione per i gialli e la fantascienza, di cercare dei libri da portarmi dentro per sempre.
Per me la prima cosa che conta è la trama. Una trama semplice e lineare, ma avvincente ed originale è alla base di un bel libro.
Mi sembra però che vi sia una crescente tendenza a sviluppare trame contorte e di non immediata comprensione, come se al lettore al pari di un investigatore si richiedesse lo sforzo di decifrare flebili indizi sparsi qui e là dall'autore per riuscire a dare un senso ai vari capitoli, pena il sentirsi inadeguati o intellettivamente inferiori. E' qualcosa che accade anche nei film e che mi indispettisce molto.
Per non parlare del numero esagerato di personaggi che vengono introdotti nella storia, ma che spesso finiscono per essere un mero riempitivo, non sentendosi alcuna necessità reale della loro presenza nella trama.
Poi c'è la poesia, che dovrebbe emozionare e far volare il lettore a prescindere dalla trama in sè.
Ma anche qui, spesso, mi trovo ad avere a che fare con libri noiosi, freddi come se fossero stati studiati a tavolino. Magari perfetti nello stile, ma incapaci di cogliere il senso poetico che sarebbe richiesto da una storia anche se molto semplice.
Poi, se una trama ben sviluppata ed avvincente si sposa con uno stile fluido ed una narrazione poetica, allora si può ben parlare di un capolavoro, ma siamo già un bel pezzo avanti, giacchè non è facile trovare scrittori che risultino eccellere nell'uno e nell'altro aspetto.
Così, ogni volta che inizio un libro, purtroppo non molti nell'anno, lo faccio con la speranza che sia quello giusto, che magari mi possa restituire le emozioni della lettura che provai quando ragazzino lessi Steinbeck, Kafka o Hesse, o che riassaporai quando, ormai grande, mi imbattei nei libri di Moravia, Saramago o Maggiani.
Sorrido ora, quando mio figlio di tre anni mi viene incontro chiedendomi con gli occhi assetati di sapere "papà, mi leggi un bel liblo?".

18.3.09

I misteri del caffé

Milioni di persone, soprattutto italiani, sono soliti concedersi un caffé a conclusione di un pasto, generalmente quello di mezzodì.
Non è chiaro se ciò sia: a) frutto di un'abitudine; b) utile al processo digestivo; c) espressione di un inconscio attaccamento alle tradizioni popolari; d) espressione del desiderio di degustare il sapore della bevanda; e) un mix di tutte queste cose.
Trovo però fastidiosi l'assembramento di gente che tenta di rubarsi lo spazio davanti al bancone dove vengono serviti i caffè o la fantasia degli avventori che richiedono al barista le più complesse combinazioni tra tazza, tazzina, vetro, con schiuma o con cremina, macchiato, lungo o ristretto, tazzina calda o tazzina fredda, etc., ed ancor più mi respinge il veder rimescolare la tazzina per raccogliervi gli ultimi fondi prima della sorsata finale. Senza dimenticare la sonnolenza che immediatamente mi pervade non appena ingurgitata la densa e schiumosa miscela, che dovrebbe eccitare ed invece deprime ancor più i già offuscati sensi del dopo pranzo.
Eppure, ogni volta mi ritrovo lì ad assecondare la proposta di qualche amico che mi invita a prendere un caffè con lui.

16.3.09

Quando una città diviene cosmopolita

Se ci guardiamo indietro, la trasformazione subita da Roma (ma gli stessi argomenti possono ben applicarsi a molte altre città) negli ultimi venti anni trova la sua maggiore espressione nell'elevato numero di cittadini di altre razze e paesi che l'hanno scelta, o hanno dovuto sceglierla, per viverci.
Roma, per sua natura, ha sempre faticato a acquisire una dimensione internazionale o, quantomeno, mitteleuropea, a differenza ad esempio di Milano. Ciò per effetto di fattori oggettivi (la sua collocazione geografica più esterna al circuito degli affari transnazionali ad esempio, o la minore attitudine del suo tessuto economico-sociale allo sviluppo infrastrutturale e dei servizi), ma anche soggettivi, quale può dirsi un certo orgoglioso attaccamento localistico al proprio passato ed alle proprie antiche ed epiche origini.
Eppure, nell'ultimo ventennio il distaccato disincanto dei suoi abitanti ha favorito una crescente coesistenza con gente di tutto il mondo. Profughi provenienti dall'est europeo, dall'Africa, dal Sudamerica o dall'Asia, Paesi dalla cui prospettiva Roma appariva comunque una terra promessa, magari di serie B perchè anch'essa piena di problemi e di disagio sociale, ma comunque appetibile agli occhi di tanta gente disperata.
Ora che a posteriori il processo è ormai a regime, si può dire però che nel complesso abbia giovato alla stessa città, che dovendo affrontare problemi del tutto nuovi rispetto al passato ha compiuto un passo in avanti verso contesti urbani molto più evoluti su un piano dell'integrazione e della globalizzazione.
Roma sembra oggi non solo molto vicina a Milano - se non più avanti in taluni approcci delle istituzioni verso il problema delle minoranze - ma forse anche più vicina a realtà come New York, Parigi o Londra, che il medesimo cambiamento lo hanno affrontato e metabolizzato decenni prima.
L'aumento della violenza (reale o strumentale alle parti più reazionarie?), la dispersione di valori e culture locali, non devono far perdere di vista il fatto che aspetti positivi ben di maggiore portata stanno accompagnando questa epoca di migrazioni, trasformando Roma, come le altre città italiane, in "città del mondo", con impagabili vantaggi in termini di avvicinamento ad un reale venir meno delle barriere fra i paesi ed i popoli.

23.2.09

I suoni della natura

La musica. La rondine che non vedo ma sento. Le verdi foglie fanno un gran frusciare tutt'attorno. Un insistente vento spira da sud portando con sè la solitudine dei deserti sabbiosi e infuocati.
Solo la natura possiede una siffatta forza del lnguaggio. Che basta un cinguettio, lo sbattere delle foglie sui rami e rametti, una brezza africana, a ricordarci che noi siamo parte di un tutto e non la maggior parte di esso, nè tantomeno quella più pregiata.
Siamo uomini che difendono con ardore le loro proprietà e ricchezze. Non la natura che nulla possiede e tutto regala.

11.2.09

Religione e laicità

Si è conclusa la drammatica vicenda della ragazza in coma ultradecennale, mantenuta in vita con costante sostegno medico. Il padre ha infatti trovato il supporto legale di una apposita sentenza per dare indicazioni ai sanitari affinchè sospendessero le terapie alla figlia e ne causassero quindi l'inevitabile decesso.

La storia, assai dolorosa nei suoi contenuti umani, è presto divenuta un fertile terreno di scontro fra opposte convinzioni morali e parti politiche.

E' questo tuttavia un destino comune a molti temi che investono l'ambito dell'etica, per il quale un percorso strettamente politico o legislativo non è agevole per dissipare ogni dubbio sulle decisioni da prendere. Sia che si parli di contraccezione o di aborto, di pena di morte o di eutanasia, esiste un'area grigia che mai potrà trovare piena e reale definizione nel diritto civile, perchè le risposte ricercate si nascondono fra le pieghe della nostra coscienza.

Se personalmente i valori cattolici, che custodisco gelosamente in me, portano a giudicare del tutto aberrante la conclusione della vicenda della ragazza in coma, non posso ignorare che in altre coscienze prevalgono valori laici improntati alla scienza ed al rifiuto dell'ostinata sofferente sopravvivenza. Allora, necessariamente il contendere si sposta sulla natura religiosa o laica dello Stato sociale. Ovvero, ci si domanda se la religione di Stato debba o meno orientare il legiferare del Parlamento e l'operato dei governi.

Quello cui si è assistito è uno scontro tra queste due impostazioni, assunte rispettivamente dall'attuale Governo e dall'opposizione, non senza ovvie prese di posizione strumentali alla dialettica politica.

In merito a ciò, credo - anche a dispetto della mia posizione personale - che lo Stato debba avere una sua laicità che preservi la libertà del singolo. Ossia, le nostre convinzioni religiose o morali non debbono in alcun modo andare a detrimento della libertà degli altri, che pertanto merita massima tutela da parte della legge.

Si può discutere su un piano morale se la progressiva tendenza al prevalere di posizioni deterministiche e laiche vada verso un crescente inaridimento di valori quali il rispetto della vita (penso all'aborto) e il perdono (penso alla pena di morte). Ma ancora una volta sarebbe un dibattito sterile, giacchè religione, morale, determinismo e laicità sono temi che appartengono all'intimità del nostro pensiero che nessun altro o nessuna legge potranno mai violare.

4.2.09

Accontentarsi

Vivendo ormai da lungo tempo una dimensione di vita fortemente penalizzata da lunghi tempi di lavoro e scadenze sempre pressanti, ogni volta che mi trovo a conoscere l'atmosfera intima di piccoli bar decentrati o di empori dalle prospettive limitate, non riesco a sottrarmi ad una spontanea ammirazione per i solidi equilibri che governano la vita semplice di proprietari e lavoranti.
Gente che trova ancora gli spazi per riempire la pausa del pranzo con una partita a carte improvvisata o che si scambia salaci battute umoristiche senza per questo pregiudicare il serio e costante impegno per la qualità del servizio al cliente.
In questi cosmi sopravvive la giusta filosofia che altrove viene travolta dalla smodata ricerca di fama, soldi, agi, potere. Non che i guadagni non siano anche per coloro che conducono questi esercizi commerciali l'obiettivo primario di una giornata di lavoro, ma l'individuo resta solido nei suoi semplici principi e non arretra di una virgola rispetto alle pressioni che riceve dall'invadente modernismo e capitalismo.
Resto convinto che le persone semplici, coloro che sanno accontentarsi, hanno in mano la vera chiave della felicità e brillano della più pura dignità.

29.12.08

La guerra a Natale

Il 2008 si chiude con una nuova fiammata dell'eterno conflitto fra palestinesi ed israeliani. E' arduo dire dove siano le ragioni e dove le colpe quando ormai da decenni proseguono le azioni di guerriglia da una parte e dall'altra, non permettendoci di ragionare in una logica di causa/effetto.
Risultato: centinaia di morti fra le milizie e decine fra i civili.
In questo orribile ginepraio, mi permetto di osservare come, nel 2008, il fatto che il popolo palestinese si veda ancora negata l'ufficialità di propri ragionevoli confini, è indecente. E' certamente disgustoso l'uso della violenza perpetrato dai capi palestinesi nel tempo. Ma è forse peggiore l'ottusa arroganza con cui una potenza economica e democratica come Israele continua a voler ignorare un problema che ha contenuti certamente concreti e difficilmente discutibili.
Quasi un'ingiuria contro la sacralità che quei territori, israeliani o palestinesi che siano, hanno nelle coscienze di una gran parte della popolazione mondiale.

22.9.08

Aromaterapia

Ho scoperto quali sensazioni di benessere possa offrire una seduta di massaggio aromaterapico.
Quella che per le civiltà orientali è una scienza praticata e studiata da secoli, in occidente è giunta come moda sull'onda dell'edonismo anni '80, del successo delle palestre e dei centri estetici.
E' un modo per scoprire quali e quante verità porti con sè la cultura d'oriente, quale sapienza si nasconda dietro gesti rituali apparentemente cerimoniosi ed esteriori. Lo yoga, la meditazione, la cura del corpo e dei suoi centri nervosi rappresentano discipline alternative che schiudono un mondo di sensazioni e di equilibri psichici cui non siamo abituati ma che possono esserci molto d'aiuto.
Un viaggio verso est potrebbe fornire l'occasione per svelare tali discipline e cambiare per sempre ed in meglio la nostra vita di stressati materialisti occidentali.

18.9.08

L'economia implode

Giorni drammatici che rendono ancor più mesto il ritorno all'attività dopo il riposo estivo.
L'economia mondiale prosegue nel suo stato di preoccupante flessione. I prezzi dei beni primari si impennano creando gravi problemi alle famiglie comuni. La leggerezza con cui le banche mondiali sono ricorse a strumenti finanziari all'apparenza sicuri e redditizi sta portando al fallimento le più importanti e storiche istituzioni creditizie internazionali. Lo spietato mercato della concorrenza e miopi scelte fatte in passato hanno pressochè azzerato Alitalia, oggi sull'orlo del fallimento e della messa in liquidazione del suo personale.
Tutto questo in uno scenario dove i persistenti e drammatici fenomeni di migrazione originati dai Paesi più deboli e la violenza sempre più inumana di frange disadattate della società richiedono ai cittadini una nuova capacità di adattamento.
Apparentemente tutto procede come sempre: le televisioni trasmettono i soliti programmi, la gente affolla i soliti ristoranti, i politici lanciano dalle pagine dei giornali i loro slogan inascoltati e dimenticati il giorno dopo, le popstar cavalcano il loro successo, ormai molto distanti dalle persone che erano una volta, i divi non si rassegnano ad invecchiare, i santoni predicano le false verità ed i creduloni abboccano.
Eppure, tutto quello che sta succedendo fa pensare che da domani per ciascuno di noi nulla sarà come prima.

14.7.08

Animi giovani

Ciò che dà splendore alla gioventù è l'illusione di immortalità che irradia.

10.7.08

Fra passato e futuro

Il futuro ci viene incontro con rapidità inaudita. Il passato lo lasciamo dietro e poi di colpo lo perdiamo di vista, tanto sembra lontano. Schiacciati dal presente, viviamo con ansia l'uno e con malinconia l'altro.
Questa prospettiva soffocante ci nuoce e va sovvertita. Il bene del passato deve costituire un valore permanente da portare dentro di noi nel futuro. L'ignoto del futuro deve essere un'incertezza governabile mediante le strade che imbocchiamo nel presente.
La spontaneità di un bambino e la sapienza di un anziano sono elementi che devono far sempre parte di noi, per non restare schiavi di ciò che siamo stati o impietriti per la paura di ciò che non saremo più.

30.6.08

Aeroporto di Olbia

Un pesante ritardo di un aereo in partenza è tra le esperienze più noiose che ricordi, costringendoti a vagare ore ed ore davanti alle impersonali vetrine che riempiono i lunghi ed asettici corridoi di uno scalo.
Ma ad Olbia l'aeroporto offre qualcosa di più e di unico. La possibilità di osservare centinaia di persone che si apprestano a far ritorno in città, anzi in continente, dopo una vacanza di mare in uno dei posti esclusivi d'Europa.
Colpisce soprattutto l'omologazione che accomuna il modo di apparire e di comportarsi di molti dei passeggeri che lo frequentano, certamente appartenenti ad una classe sociale abbiente ed abituata a codici esteriori ben definiti.
Spicca come si muovono, camminano, cercando la gratificazione dell'essere guardati, assetati dell'attenzione degli altrui occhi intorno. E non che non la meritino, considerata la loro estrema accuratezza nel vestire, l'attento studio di colori, acconciature, accessori, posture e gesti.
Non sono mai troppo giovani. I giovani sfoggiano con naturalezza la splendida seduzione della loro tenera età. Sono invece sfioriti, vissuti e nell'abbigliamento di tendenza cercano un'antidoto ad un'età che sfugge loro.
Ho contato, e ho perso il conto, gli uomini che avevano optato per un giovanile paio di pantaloni rossi. Ho contato, ed ancora mi sono perso, le donne artefatte che ancheggiavano attente a scorgere chi le guardasse. Ho contato, e non ricordo quanto, le famiglie che avevano trasferito sui propri figlioletti di meno di dieci anni la stessa ansia di esibirsi, costringendoli ad un abbigliamento da ventenni e più. Ho smesso presto di contare tutti quelli che si aggiravano al chiuso dell'aeroporto indossando occhiali da sole di ogni foggia, inspiegabile schermo ad una luce tutt'altro che abbagliante. E quanti yachtmen dai bermuda colorati, a lasciare scoperti i miseri polpaccetti da italiano in vacanza...!
Per carità, nulla contro pantaloni rossi, occhiali da sole o bermuda. Mi chiedo solo dove sia finita la profondità di pensiero e soprattutto la personalità che forse - quelle sì - ci si aspetterebbe da chi ha tutti i mezzi, anche economici, per coltivarle.
Andate a visitare l'aeroporto di Olbia in estate, merita. Un viavai di simili, ciascuno che legittima l'altro, rendendo lo scalo una parodia di se stesso.

29.5.08

La musica ci solleva

Ascoltare la musica ha sempre rappresentato per me un atto vitale e strettamente funzionale a varcare soglie percettive altrimenti invalicabili con la sola ragione. Soltanto la musica, quella che preferiamo, è in grado di colpire la nostra coscienza così in profondità da trasportarci in un'altra dimensione, spesso di piacevole euforia, talvolta di dolorosa malinconia.
E' diverso dal leggere un libro, esperienza affascinante per altri versi, o dal guardare un film, che ci può proiettare in una realtà virtuale. La musica è una azione-reazione istantanea, non filtrata dalla mente o dalle nostre sensibilità interpretative. E' un colpo di frusta che ti colpisce ed al quale non puoi opporti.
Spesso immagino quale sensazione sublime sarebbe se ci trovassimo in un ampio spazio aperto - che so, un campo di grano o una verde vallata - e la nostra musica preferita ci sovrastasse scendendo come pioggerellina dal cielo; non uno scroscio nè un piovigginare, ma un silenzioso cader di acqua, con le spire dei suoni, non troppo forti ma nemmeno impercettibili, a sollevarci in una inarrestabile ascensione.

26.5.08

La Commedia Umana di Balzac

Ogni volta che finisco di leggere qualcosa della sterminata produzione letteraria di Balzac, ne esco con la consapevolezza che nessun autore come lui ha mai più saputo rendere con tale forza e vivido tratto la complessità e la varietà dei caratteri e delle psicologie che compongono la moltitudine umana.
Il suo occhio si poggia su ciascuno dei volti di questa immaginaria folla, per restituirne i lati più nobili e quelli più meschini, come se dipingesse un immenso affresco del mondo di cui tutti noi siamo i protagonisti: la commedia umana, appunto.
Le trame sono secondarie. Sono umane storie d'amore, umane storie di denaro, umane storie di dolore e di morte. Ciò che risalta è invece la persona. Così fragile nella sua dimensione terrena, così imperfetta nelle sue contraddizioni e nei suoi limiti comportamentali.
Ma così vera che separarci da un libro appena letto ci addolora per quanti amici, conoscenti o finanche nemici, abbandoniamo in tal modo al loro destino.

15.5.08

Illuminati e mestieranti

C'è un delicato equilibrio fra impegno e leggerezza che determina il miracolo dell'arte. E' un filo sottile come quello di una lama, lungo il quale cammina chi si cimenta con una propria opera, sia essa musicale, letteraria o pittorica.
I negozi e le esposizioni straboccano di buoni prodotti confezionati sì a regola d'arte, ma privi del tocco di genio che nasce quando quel filo sottile viene teso e percorso da un lato all'altro di un'idea. Una manciata di illuminati che scendono in profondità per depositarvi il seme dell'impegno ma che poi si librano a pel di terra con lo sguardo leggero di chi sa estrapolare il senso semplice delle cose.
La restante moltitudine si compone di mestieranti. L'esercizio accademico di chi è più o meno abile ad applicare delle regole codificate, cosicché l'eccesso di impegno è volgare snobismo e l'eccesso di leggerezza un rifugiarsi nella comoda poltrona della mediocrità.
Unici ed eterni sono invece i pochi eletti, che governano con maestria il loro prezioso equilibrio compositivo, lasciando noi poveri mortali a rimirar tanta irraggiungibile leggiadria.

26.3.08

L'allarmismo dei giornali

Mi capita da tempo di provare fastido nello sfogliare un quotidiano al mattino. Interrogatomi sul perchè di tale sensazione, sono giunto alla conclusione che, forse più che in passato, i giornali di oggi danno maggiore spazio ad articoli a sfondo allarmante e quindi ansiogeno.
Sia che si parli di alimentazione o di prezzi che di PIL o di cronaca, il taglio che viene dato agli articoli è spesso rivolto ad attrarre l'attenzione dei lettori su un pericolo incombente, sul peggioramento di una situazione, su un progressivo disfacimento di presunte certezze.
Non so dire se questa mia sensazione sia fondata e se l'effetto sia voluto, volendo forse sospettare che la notizia negativa faccia notizia più di quella che conferma uno stato positivo. Elucubrazioni personali, forse. Ma vien da dire che i giornali avrebbero un grande potere energizzante sulla popolazione, consolidando la sua speranza nel futuro e la sua volontà di lottare per renderlo migliore.
Se il giornalista ragionasse su un fenomeno, quand'anche negativo, per trovare spunti di discussione che aprano ad un dibattito per costruire qualcosa di diverso, potrebbe generarsi un'energia virtuosa in grado di portare due, dieci, cento persone a ragionare su come quel qualcosa di diverso potrebbe essere realizzato o perseguito.
Soprattutto perchè il giornale spesso si legge al mattino. Il mattino è l'infanzia della giornata e, come per i bambini, gli stimoli positivi sono fondamentali per la crescita ovvero per i risultati che intendiamo ottenere fino a sera.
Tutto questo per dire che leggendo il giornale, la mia voglia di trovare in esso un amico sapiente ed illuminante è spesso frustrata dalla delusione di incontrare soltanto una vecchia comare che ci aggiorna con cattive notizie.
E' veramente tutto così negativo come ci vogliono far credere?

28.2.08

Una fotografia

Mi fermo innanzi ad uno scorcio che trovo incantevole.
Cosa ha di particolare mi è subito chiaro. E' vuoto di cose, eppure risulta pieno. E' un campo, un manto terroso predisposto a grano. Ma non è epoca di raccolto, fatto che non è ancora molto. Sicchè non sembra torba quella che invece lo è, ma un panno di fustagno.
La sua superficie occupa l'esatta metà del mio campo visivo. Una linea orizzontale che taglia l'immagine da sinistra a destra, ne delimità i confini, mutandola improvvisamente in cielo.
Noto il rapido passare di nuvole bianche e grigie. Il cielo è ricolmo di azzurro e di grigio. Ma non pioverà quel giorno, perchè il carico di umidità andrà a rovesciarsi a chilometri di distanza. Su quel campo, invece, le nuvole scorreranno veloci e la loro ombra accarezzerà silenziosa il terreno fino a sera.
Poi, là dove la terra si fa cielo, sorge una casa. E' bassa e larga. C'è spazio per una sola fila di finestre, tre sul lato più lungo, due sull'altro. E' bianca nelle mura e nei comignoli, marrone scuro il suo tetto. Emana la quiete che è propria delle opere secolari. La stessa quiete liberata da un ulivo che, solitario, affonda le radici in prossimità di essa. Due vittoriosi sul tempo, che dialogano con il silenzio di chi si è detto tutto e non necessita di altri suoni per comprendersi.
Il campo, il cielo, le nuvole, la casa, l'ulivo. Non c'è altro in ciò che vedo. Ma mi basta: è tutto.

11.2.08

Serve leggere?

Giorni fa un quotidiano sottolineava come la prevalenza della popolazione ed in particolare dei giovani non si dedichi alla lettura dei libri. Tale scelta sarebbe motivata con la considerazione che leggere non serve a nulla.
Ho letto molto in passato, ora lo faccio un pò meno, purtroppo. Il tempo a disposizione è molto poco e trovo maggior giovamento dagli stimoli che mi provengono dall'ascolto di un brano musicale o dalla composizione di una pagina scritta. Ma è una scelta che mi costa molto per ciò di cui mi privo.
Devo dire che mentre leggo, difficilmente mi chiedo a cosa ciò serva. Certamente, ai tempi in cui disponevo di una capacità di scrittura ancora in divenire, la lettura mi ha aiutato non poco a sbloccare lo stile ed a sciogliere il pensiero compositivo. Certamente, leggere serve quindi a scrivere.
Ma non possiamo fermarci a questo.
Leggendo affiniamo il nostro intelletto, lo abituiamo a confrontarsi con problematiche sempre diverse ed affrontate in differenti modi. Siano romanzi o saggi o documenti tecnici, in tutti i casi siamo chiamati a prendere atto di una situazione di partenza, a vederla svilupparsi per fatti o ragionamenti esterni e ad assistere a tale evoluzione sino alla necessaria conclusione, che, chiudendo il cerchio, sancisce una morale, un punto di vista, un'analisi, una tesi. Con ciò si arricchisce il nostro vocabolario di esperienze vissute ma anche osservate. In tal modo cresciamo, perchè l'uomo per sua natura con l'esperienza cresce .
Leggere sviluppa inoltre la nostra sensibilità, aiutandoci a interagire con il mondo e con gli altri. In fondo non siamo che i protagonisti della nostra storia di vita. La maestria degli scrittori di valore e la poesia che essi generano è tale che il nostro animo inconsciamente se ne nutre per poi sbocciare in una variopinta ed incantevole fioritura di emozioni.
Non sono che esempi e se ne potrebbero fare decine di altri.
Ma mi piace pensare che leggere serva soprattutto a resistere a quella vorticosa e nociva spirale che nella vita quotidiana ci porta a perseguire soltanto ciò che è materiale, che ha un ritorno, che produce ricchezza, che ci rende vincenti agli occhi degli altri, che ci rende dimentichi della nostra fragile caducità.

E' (ri)caduto il Governo

Gli anni trascorrono veloci, l'un dopo l'altro. La gente, le famiglie cambiano ed il Paese cambia con loro. Il Paese cambia, destreggiandosi a fatica lungo lo stretto viottolo che il succedersi dei Governi lascia a disposizione.
Chi fa le leggi, chi le cancella, e chi poi le ripropone. Alle poltrone di comando delle aziende e degli enti più importanti vanno e vengono persone, ogni volta diverse ed ogni volta ritenute quelle giuste al momento giusto. Queste investono, elaborano strategie, formulano obiettivi a medio termine e avviano la macchina per raggiungerli. Ma resterà un percorso monco, perchè nuovi Governi verranno e con essi nuove strategie.
In questo desolante panorama di ingovernabilità, io povero cittadino resto a guardare, disilluso e scoraggiato. Sempre più disilluso, sempre più scettico che l'uno o l'altro Governo possano dare al Paese un'immagine ed una solidità finalmente all'altezza della sua storia.
Io, povero cittadino, mi aggrappo all'utopia che illuminati statisti possano affacciarsi sul palcoscenico della politica, per confrontarsi e scontrarsi nel condiviso obiettivo di un'esaltazione di valori e principi morali. Senza i quali, tutto è perso ed inutile.

11.10.07

La poca percezione del sè

Ascoltando, come spesso mi capita, le lamentele di persone scontente della propria situazione personale e professionale, mi accorgo come molti non abbiano alcuna percezione dell'opinione che suscitano nell'ambiente circostante o nei loro interlocutori.
Penso si tratti di scarsa capacità di autoanalisi o poca disponibilità a mettersi in discussione. E forse non sufficienti doti di empatia.
Un primo caso riguarda le tante persone afflitte dalla logorrea. Quando mi trovo travolto da un fiume innarrestabile di parole e di concetti ripetuti quattro, cinque volte, se non il raziocinio almeno l'espressione afflitta e prigioniera del mio viso dovrebbe servire a suggerire a chi mi sta di fronte che l'insistenza nel trattare un argomento ha superato i limiti del buon senso.
Un altro esempio è rappresentato dalle persone che si ritengono dotate di capacità e stili comportamentali da portare a modello e che invece la generalità dell'ambiente circostante assolutamente non riconosce loro.
Ciò quindi determina una forte discrasia fra le giuste aspettative di questi e la disapprovazione che inaspettatamente ne ricevono in cambio.
Anche in questo caso parlerei di difficoltà a mettersi in discussione o a scendere da un piedistallo sul quale si è saliti ma senza l'incoraggiamento di nessuno.
Mi ripeto dicendo che è più faticoso di quel che sembri raggiungere una efficace e ragionevole interazione con il mondo circostante, ove la percezione di se stessi sia costantemente oggetto di attento monitoraggio e severo governo.

18.7.07

Tasse evase

Le difficoltà che incontrano le Autorità politiche e di controllo nel combattere l'evasione fiscale nei suoi diversi profili, rischia di ingenerare il dubbio che vi sia dietro la non volontà ed il timore di aggredire in termini concreti gli interessi di molte lobbies professionali e commerciali sulle quali si concentra il fenomeno dell'evasione.
Non sarebbe questa una vox populi, se non fosse palese sotto gli occhi di tutti e nel quotidiano che viviamo, la facilità con cui professionisti, artigiani, esercenti, tendono ad aggirare le norme tributarie, peraltro molto articolate e puntuali. E' quindi naturale spostare il problema dal lato normativo a quello dei controlli, massicci per le forze a disposizione ma comunque insufficienti a svelare un mondo purtroppo tuttora sommerso.
Il problema rischia di esplodere in termini di rivalsa sociale: un lavoratore dipendente, che subisce il prelievo alla fonte da parte del suo datore di lavoro fino a vedersi decurtata la propria retribuzione finanche del 50%, fino a quando tollererà un sistema che sembra impotente e in balia di tanti ladri? Nè è risolutivo abusare dell'impegno dei cittadini onesti nel denunciare le evasioni altrui, facendo ricadere sugli stessi l'onere di un trasparente funzionamento del sistema tributario,la cui responsabilità dovrebbe invece spettare alle Autorità a ciò preposte.
Se il problema è di forze umane a disposizione di tali Autorità, vista l'alta disoccupazione nel Paese non dovrebbe essere difficile individuare persone mediamente in gamba da retribuire con una minima parte di quanto da loro recuperato. Se invece, come penso, c'è una cronica difficoltà a sovvertire interessi di casta che sfociano nella politica a tutti i livelli, il tutto si riconduce ad un problema culturale e di valori.
Ancora una volta appare cioè indispensabile potenziare il sistema educativo e scolastico, al fine di porre i semi per una nuova classe politica, che non si renda complice di una spregevole sopraffazione di valori così elevati quali l'onestà e la democrazia economica.

24.4.07

Senza confini

Dapprima è stato l'interessamento, poi sfumato, da parte di un colosso americano delle telecomunicazioni per la società italiana Telecom. Poi, la candidatura dell'Italia, bocciata dall'organismo UEFA, ad ospitare l'edizione 2012 dei campionati europei di calcio.
Due episodi che hanno suscitato le ira di opinionisti e politici, amareggiati dal trattamento riservato alle cose di casa nostra, oggetto di poco apprezzamento da parte degli operatori internazionali.
Due ordini di considerazioni, l'uno più specifico l'altro più generalista.
1) Fatichiamo a renderci conto che la serietà ed il rigore riscontrabili in Paesi evoluti quanto il nostro sono ben superiori ai livelli da noi sinora raggiunti. Il nostro capitalismo è ancora fortemente legato a logiche politiche e di interessi di parte, in relazione al potere che tale capitalismo genera. Accettare una logica di mercato significa rispettare le regole del gioco, che regalano la vittoria a chi investe di più e meglio, non a chi trama in modo sotterraneo e mafioso.
Ed ancora, come si può essere così ciechi da non vedere l'immagine negativa che grava sul nostro ambito sportivo, dopo che violenza, corruzione e avidità hanno immarcescito l'ultimo refolo olimpico che l'antica Grecia aveva fatto giungere sino a noi? A chi dovrebbero assegnare un torneo prestigioso (ed anche remunerativo), forse all'Italia? Piuttosto, apprezziamo l'utopia di saperlo in mano ad un paese emergente, che ne potrà fare un'occasione per erogare risorse ai suoi abitanti e ricchezza per fragili aziende ancora in fase di industrializzazione.
2) Ma mi trovo sempre più spesso a ragionare di nuovi valori, di nuove geografie.
Quando mai sapremo superare la logica di Paese, di confine, di schieramento? Quando sapremo sentirci cittadini di un mondo unico, uniti tutti verso l'obiettivo di un'affermazione dell'Uomo in quanto tale e non in quanto bandiera di una nazione?
Tutto questo passa per un drastico rafforzamento dei poteri delle Nazioni Unite, ma richiede anche un processo mentale altrettanto importante, teso ad abbattere steccati politici, religiosi, di lingua e di cultura, per trovare nuovi equilibri che, poggiando su basi completamente nuove, puntino ad obiettivi più ambiziosi per l'umanità.
Non credo che sia totalmente utopistica questa posizione, forse futuribile questo sì. Sarà un dono che faranno alla nostra memoria le generazioni a venire, magari quelle dei nipoti dei nostri figli.

2.1.07

In morte di un dittatore

Non essere banali nel manifestare contro la pena di morte non è facile.
Allo stesso tempo, argomento che si presta a molteplici riflessioni e di difficile trattazione. Punto di incontro tra pacifismo, ateismo e religione ma anche punto di dissenso fra religioni. Strumento involuto in mano a società iperevolute o strumento non ancora evoluto in Paesi involuti.
E' allora più facile limitarsi ad uno sfogo.
Dove troviamo il pudore di guardare gli occhi di un uomo al quale stiamo (noi tutti) per togliere la vita? Quale autorità legislativa può sancire la liceità di un omicidio, sia pure relativo ad un dittatore reo di crimini contro l'umanità?
Al comune uomo onesto pare di una durezza insopportabile la pena dell'ergastolo, della libertà negata a vita. Fatichiamo a trovare in essa un senso, giudicandola eccedente qualsiasi sia la colpa da espiare. Ergastolo o pena di morte recano in sè l'aberrazione che scende sull'uomo quando questi usa il raziocinio o ancora peggio il suo sapere legislativo per privare per sempre un suo simile della libertà e della vita.
Eppure c'è chi attribuisce un valore ancora attuale alla legge del taglione, frutto di civiltà ed epoche in cui l'uomo stava ancora compiendo il suo percorso evolutivo che lo ha poi portato a distinguersi nel regno animale, ispirato quest'ultimo a principi di istinto e non di razionalità.
C'è chi ritiene che lo Stato abbia il dovere di estirpare dalla società i criminali mediante la soppressione fisica.
C'è chi sottovaluta l'urgente necessità di promuovere il risanamento dei fattori economico-ambientali, storici, religiosi, culturali che conducono a tale atteggiamento criminale.
Spero che gli stessi almeno non fingano di non sapere che coperto dalla mascherina nera del boia c'è anche il loro volto e che la mano che dà corrente ad una sedia, che inietta la morte ad un condannato, che gli spalanca la botola degli inferi, è la loro.

14.12.06

Correnti di pensiero

L'editoria, Internet, i dibattiti televisivi, il palcoscenico della politica offrono l'occasione a molti di esprimere la propria opinione su fatti e opere che riempiono le nostre vite. Il popolo dei Critici si sforza di ricavare da tali fenomeni linee di interpretazione da proporre al fruitore, il quale rischia però di perdere la capacità di trarre le sue personali considerazioni da ciò che ascolta, guarda, vive.
La libertà di analisi e la possibilità di provare piacere o dispiacere a fronte di un'opera o di un evento escono come fuorviati dalla chiave di lettura che i critici forniscono per la predetta fruizione, così che tutto sia sempre ridotto a categorie, generi, presunti geni, veri geni o più semplicemente a correnti di pensiero.
Ben altro è il contributo che un critico può dare nello stimolare la riflessione, suscitando dubbi o incertezze, ed astenendosi invece dal sentenziare verità assolute che in realtà sono tali solo per lui.
In tal modo lui stesso può aiutare lo spettatore o il lettore a trovare ciò che di valido o di sgradito una data opera ha, rispetto ad un'attesa che fortunatamente resta assolutamente individuale ed unica.

23.10.06

L'arte del quotidiano

Se si è artisti, ed è in gran parte un dono di natura, si ha la fortuna di ricavare dalla propria arte la sublime sensazione di riuscire ad avvicinarsi all'assoluto, afferrando quello che un pò retoricamente si potrebbe definire il senso della vita. Per l'artista la creazione di un'opera costituisce un fine: quando essa viene a compimento, si completa un viaggio sovranormale che mira a sfiorare le soglie della percezione e a sublimare i sensi. Beninteso, le opere d'arte sono molte meno di quelle che si vuole ritenere tali, ma che spesso non sono che degli ottimi prodotti di un artigiano rivolti al mercato dei cultori.
Per noi comuni mortali, l'opera d'arte non può che essere un mezzo per raggiungere le stesse vette. Dovendo dirci grati all'artista, ne sfruttiamo la visione per cogliere il barlume di assoluto che il suo lavoro ha carpito. Ho scritto "cogliere", ma forse avrei dovuto usare la forma "tentare di cogliere", giacché non è sempre facile nè immediato risalire alle fonti dell'ispirazione di un'altra persona.
Però, dov'è che anche un essere comune può ritrovarsi artista? Nel ricavare dalla propria vita delle visioni che lo illuminino d'immenso, degli sprazzi di assoluto che gli rendano chiaro il senso della vita. Penso alla dolcezza di un ricordo, allo splendore di un panorama, alla nobiltà del crescere un figlio o un'amore; penso infine, alla cristallinità e all'essenzialità dei valori cristiani, obiettivo ultimo di uno sforzo quotidiano che senz'altro tende all'assoluto.
Farsi sfuggire gli attimi in cui nel quotidiano tale assoluto ci si rivela: questo è un delitto imperdonabile e che distingue il vivere dal sopravvivere.

12.10.06

La saggezza popolare

Non sempre una maggiore finezza intellettuale implica un comportamento più appropriato alla circostanza.
Molto spesso trovo nelle persone più semplici una facilità e una lucidità di analisi e di azione che sono ammirevoli.
Nella valutazione di una situazione, ragionare in termini più grossolani può aiutare a soppesare le variabili principali del processo decisionale, dalle quali far scaturire la soluzione più di buon senso.
Perdersi nei rivoli delle sfaccettature e dei problemi minori distoglie la concentrazione e può - e sottolineo "può" - condurre a scelte errate.

22.9.06

La vanità maschile

Che la società moderna stia evolvendo verso modelli che esaltano il culto dell'apparire non c'è dubbio.
In primo luogo la televisione. Soltanto l' "esserci" sul piccolo schermo dà prova di un'esistenza meritevole di tale nome. In televisione subiamo l'esplosione dei "reality shows", dei format, palcoscenici simil-reali sui quali gente famosa ma anche comune si mette in mostra, esibisce i propri pregi/difetti comuni per rivitalizzare o raggiungere una notorietà altrimenti impossibile. Sui giornali si affollano interviste a personaggi più o meno noti che cercano di scioccare, colpire, distinguersi. Per strada, la moda sfida limiti un tempo impensabili, alla ricerca della provocazione continua o dell'effetto immagine da imitare.
A tutto ciò ormai ci siamo, purtroppo, abituati. Sono fasi evolutive inevitabili che recepiscono - con ritardo provinciale - mode d'oltreoceano, a loro volta indotte da logiche consumistiche e capitalistiche occidentali (ormai non solo).
Si può condividere o meno quanto sopra in base alla propria coscienza personale, alla propria cultura, ai propri ideali e valori. Fa parte della varietà umana, che in fondo rappresenta la ricchezza della nostra specie.
Ciò che mi colpisce è tuttavia come in questo quadro, l'uomo, inteso come essere maschile, abbia perso ogni sicurezza in se stesso e come abbia bisogno di accorgimenti estetici ed esteriori per sentirsi accettato nella società.
E' palese come gran parte di noi riproponga abbigliamenti, accessori, orologi costosi, pettinature, macchine, persino tatuaggi, ritenendoli indispensabili per un profilo da "vincente". Ed è abbastanza evidente come tali abbigliamenti, accessori, etc. etc. siano poi soltanto finalizzati a facilitare le operazioni di seduzione e conquista di un essere femminile. Il quale ultimo evidentemente si dimostra recettivo a tale nuovo tipo di linguaggio estetico maschile.
Pensare che per molti uomini non ci sia altro che questo ripetitivo e ridicolo effetto di azione/reazione, apparenza/conquista, lascia dubitare della possibilità che si torni un giorno a comportamenti maschili più ingenui, sbadati e spontanei, e che si abbandoni la vanità che ha invaso le nostre menti e che molto poco ci appartiene.

25.7.06

La fatica della concentrazione

La concentrazione è una capacità intellettiva e fisica determinante nella qualità del nostro operato. Istintivamente il nostro corpo nell'agire tende a riproporre atteggiamenti ed a produrre sforzi su livelli analoghi a quelli già raggiunti in precedenza. L'età che avanza riduce le energie mentali, indebolisce la memoria e nel contempo accresce i problemi, le ansie, così appannando le energie creative e il vigore innovativo. Nel tempo l'acquietarsi di tali stimoli vitali colloca l'uomo su un piano di benessere raggiunto, dal quale fatica ad allontanarsene. Lo sforzo di cambiare o di creare sembra non valere il risultato che si prefigura, lasciandoci attrarre da obiettivi di livello inferiore ma più certi.
La rivoluzione è dei giovani, i capolavori artistici sono spesso il frutto di menti ancora in crescita e non sazie. La forza della rabbia è di chi non è ancora rassegnato.
Eppure, faticare per concentrarsi su un obiettivo o su un'idea è un impegno che può condurre l'uomo ad elevarsi su una dimensione superiore, consentendogli di percorrere ambiti ancora inesplorati o di conseguire mete di assoluto rilievo.
Dobbiamo lottare per difendere questa capacità di concentrarsi per raggiungere ciò che altrimenti lasceremmo disperdersi perchè apparentemente troppo lontano.

10.7.06

L'Italia del calcio è campione del mondo

Contro le previsioni e nonostante le pesanti accuse che tuttora pendono su arbitri, dirigenti e calciatori a seguito di presunti illeciti legati al campionato italiano, la Nazionale ha conquistato ieri sera il suo quarto titolo mondiale superando in finale la Francia.
La Coppa del Mondo di calcio si conferma un evento mediatico che va al di là delle infuocate domeniche per l'assegnazione dello scudetto e che raduna, davanti ai teleschermi delle case, delle piazze o finanche negli uffici, accanite platee di amici, parenti o colleghi accomunati da una sorprendente passione di bandiera.
Poche cose, forse nessuna, fermano un Paese come le partite della Nazionale in un campionato del mondo di calcio, nè le tragedie del terrorismo, nè le gioiose ricorrenze delle festività o delle ferie. Soltanto questa manciata di partite ha invece tale potere: i punti di vista personali scompaiono, la politica si ferma, le abitudini consolidate mutano, il senso del dovere si acquieta, la produttività economica può aspettare.
E i giocatori tornano ad impersonificare i nostri eroi di un passato che si credeva scomparso, lo sport recupera la sua natura e i suoi valori di purezza e lealtà. I giocatori e il pubblico insieme interpreti di una rappresentazione che sa emozionare e coinvolgere come poche.
E' ancora lecito sognare per novanta minuti.

9.5.06

Ciao Grant!


Like a ghost, a ghost of something old, it's cold and dusty in here.
Just twenty years and six feet down I'm told, I know your face I share your name.
In the dark when shadows have their way, a finger's a chimney and the moon's on fire.
Then sleep arrives, he's got his bags and wares, the dragon sleeps and St. George stares.

You won't write, no you won't write, that's all I ask, that you just write.
And you say no, that you can't speak, you've lost your voice, you let it go, you let it go.

Like a ghost, a ghost of something old, it's cold and dusty in here.
It's in your hand, it suits just like a glove, the finger traces the lines of love.
It's cold and dusty in here.
Someone you knew is watching you. I'm someone you knew.

(G. McLennan/The Go-Betweens - Dusty in here, da "Before Hollywood", 1982)

5.5.06

Visi che cambiano

Vengo a sapere che una bambina di una periferia brasiliana, vista in una foto di qualche tempo fa, ha oggi i tratti del viso quasi irriconoscibili causa i violenti metodi educativi del padre.
Episodi come questo, purtroppo frequenti, scompaiono nell'oblio di realtà emarginate che fanno della violenza un gesto scontato e quotidiano.
Dobbiamo fare di più per questi drammi.

8.3.06

Quando non servono i giornalisti

Riconosco di non avere molta stima per i giornalisti, o meglio per una parte di essi. Mi riferisco a quelli che con spregiudicatezza 'abusano dello spazio di visibilità che detengono in società, ignorando elementari regole di senso della misura, di opportunità, di moralità.
La potenza che tutti giustamente riconosciamo ai mass media ha effetti devastanti ove se ne faccia un utilizzo scevro da norme di comune buon senso.
E' evidente che la linea di un giornale risponde a logiche commerciali e queste ultime a logiche assolutamente di massa: il lettore medio legge per informarsi, ma anche per svago, per curiosità. Cerca la giusta dose di cronaca nera, resta attratto da dibattiti politici urlati con toni da bar dello sport, nè può fare a meno della cronaca sportiva resa in toni da politica.
Se solo ci si soffermasse di più a riflettere che molti di questi articoli sono del tutto inutili e fini a se stessi, costruiti attorno a fatti strettamente di pertinenza degli interessati e non del mondo intero, se soltanto si ponesse un argine al dilagare di tanto cattivo gusto, se soltanto un editore si limitasse a proporsi come esempio di giusta misura nei confronti della società civile, senza farsi strumento nelle mani degli urlatori che l'hanno avvelenata (siano essi politici, opinion leaders o personaggi televisivi), beh allora qualcosa potrebbe forse finalmente cambiare....!
Come al solito, fa comodo a molti non far evolvere la società di massa, il suo senso critico, i suoi gusti. Paradossalmente, con il passar dei decenni, con il progredire di scienza e tecnica, con il più diffuso benessere, con le conquiste della medicina, a regredire è solo la coscienza umana e la capacità di tirare su il collo ed emergere dal magma informe delle teste chine.

6.3.06

Il lampo di Jean Vigo

Si può morire a 29 anni di tubercolosi dopo aver diretto una manciata di cortometraggi ed un unico lungometraggio e, comunque, entrare nel Pantheon del cinema.
La breve vita di Jean Vigo è segnata da sentimenti di sincera passione. Passione politica, ereditata da un famoso padre anarchico morto in carcere. Passione sentimentale, nutrita per la moglie Lidou (Elizabeth), malata come lui e conosciuta nella triste esperienza del sanatorio. Passione cinematografica, di cui sono pervase le scene delle poche pellicole girate, tutte ispirate da sentimenti puri, siano essi di satira sociale (A propos de Nice), di stampo pedagogico (Zero de conduite) o poetico-romantici (L'Atalante).
La sua breve esistenza è riuscita con rabbia a raccogliere tutto quello che può dare la vita. E non dilunghiamoci troppo a rammaricarci di quanti e quali altri gioielli Vigo avrebbe potuto creare se la salute fosse stata con lui più benevola.

10.2.06

L'amico americano

Ero ancora poco più che un bambino, quando i miei mi portarono ad un cinema di provincia a vedere Provaci ancora Sam con Woody Allen.
12-13 anni forse, pochi per apprezzare lo spiazzante humour del regista americano. Eppure quel pomeriggio mi è restato nella memoria, ed il film pure. L'ironica e normale quotidianeità delle vicende narrate da Allen già da allora suscitò in me la sensazione di qualcosa che faceva star bene, che teneva compagnia.
Da allora, film dopo film, questa sensazione si è sempre riproposta. Il calore che emanano le trame dei suoi film, le musiche, i volti, gli straordinari dialoghi così frettolosi e frastagliati, ma così veri e raffinati, tutto questo mi fa sentire Woody Allen come un amico americano che periodicamente torna a farmi visita.
Anche questo è il bello del cinema e del sogno che provoca. Il piacere fisico di immergersi in trame e situazioni che si vorrebbero vivere, in cui ci si vorrebbe muovere.
Circa un paio di anni fa ho avuto la fortunata sorte di partecipare ad un rinfresco tenutosi a Roma in suo onore a conclusione di un fantastico concerto al clarinetto. Vederlo lì a pochi metri in carne ed ossa, eppure come se si muovesse su celluloide, ennesimo personaggio di un ennesimo suo film, tutto questo ha dato concretezza a quel mio sogno.

23.1.06

Un figlio

Un figlio è una parte di noi che si stacca dal nostro corpo e acquista vita propria, cosicchè soffriamo e gioiamo per lui come patiremmo e ci rallegreremmo per qualcosa riguardante la nostra persona, ma a ciò aggiungendo la distanza fisica che inevitabilmente amplifica tutto ciò che muove fra due distinte anime.

20.1.06

Degenerazione morale

In epoche di scandali come questa od altre più lontane, si rinnova il senso di sbigottimento derivante dal notare quanti individui violino le più basilari norme della società civile e con quale facilità lo facciano.
Gli dei del passato si chiamavano Giove, Apollo o Minerva e influenzavano il comportamento degli umani al pari di come oggi, Potere, Denaro e Vanità ne annichiliscono qualsiasi rigore morale o principio etico di rispetto del prossimo e della res publica.
Per fortuna si tratta di una piccola fetta della imponente massa di popolazioni che abitano le terre di questo pianeta, ma preoccupa per le sue profonde connessioni con Istituzioni, Multinazionali e Aziende, che del benessere della società dovrebbero essere forze trainanti proponendosi quali esempi di sano mercato.
Ma grandi colpe ricadono anche sulla gente perbene.
L'inerzia con cui ciascuno di noi vive la propria vita di benessere e salute, valorizzando affetti privati e sacrosanti successi personali, ci allontana da un impegno civile e politico che porti i valori etici a prevalere sul male e sugli squallidi traffici dei faccendieri di miserrimo animo.
Le rivoluzioni si vincono con il sangue. Non il sangue della violenza, certo, ma il sangue della resistenza intellettuale, del'opposizione al plagio quotidiano, dello sforzo di chi contro ogni tempesta deve portare alta la bandiera del rigore morale.

18.11.05

Amicizia o compagnia

Disquisire su temi così elevati come l'amicizia rischia l'impantanamento in sterili luoghi comuni o banali affermazioni di superficie. Vale la pena farlo?
Il tentativo nasce dalla considerazione credo indiscutibile che il significato di amicizia sia estremamente soggettivo e legato al grado di attesa che tale forma di affetto esercita su di noi.
Incontrerete molti che si vantano di un'agenda fitta di numeri di telefono di amici, parlerete con altri che si dicono orgogliosi dei due, tre veri amici per loro imprescindibili.
L'amicizia oscilla fra i due estremi della compagnia da un lato e del confidente dall'altro. Si potrebbe quindi dire che l'amicizia è un continuum misurabile su una scala graduata dalla quale selezioniamo le persone che in un dato momento meglio rispondono alle nostre esigenze di dialogo e comunicative.
Personalmente, tendo ad attribuire alla parola amico un senso profondo. In un amico mi piacerebbe trovare l'intuito nei miei confronti e verso le mie esigenze. Qualcuno che sappia manifestare un suo interesse per la mia persona, che mi aiuti a vivere al meglio, anche criticandomi. Mi sentirei disponibile a ricambiare con lo stesso ascolto e la medesima partecipazione emotiva.
L'età che avanza ci irrigidisce nei nostri stili di vita ed esaspera le differenze caratteriali, riducendo tolleranza e comprensione. Ecco perchè le più belle amicizie risalgono all'adolescenza, quando ancora l'ingenuità ci porta a dare tutto di noi per alcun tornaconto.
L'amicizia viene poi sostituita da un più tiepido "accompagnarsi", condividendo occasioni di svago e tempo libero. Sentiamo la fatica della vita e una maggior fatica nel caricarci anche la fatica della vita degli altri.
Ecco perchè gli amici che si ritengono veri, vanno coltivati come rami di una delicata pianta da potare ed innaffiare, affinchè non inaridiscano e non perdano quella fragile e preziosa linfa vitale che li sostiene.

Une visite au Louvre

Mediometraggio/documentario di Straub che si sofferma su un gruppo di tele esposte al Louvre.
Veronese, Delacroix, Courbet ed altri, forniscono la materia al regista per rappresentare un'immaginaria riflessione di Cezanne sulla loro arte pittorica. Straordinaria profondità nel discernere la vera arte immaginifica dalla fredda bravura della rappresentazione decrittiva.
Da vedere, unitamente ad un altro capolavoro del genere, Arca Russa (regia di A. Sokurov), ambientato nell'Hermitage di San Pietroburgo.

17.11.05

Roma e Milano

Sarà che lentamente andiamo abituandoci a ragionare in chiave di Europa unita e di moneta unica, è comunque innegabile che il campanilismo che ha sempre contraddistinto molti ragionamenti comuni e che così tanta carica agonistica dà ai principali campionati sportivi italiani, ha sempre meno ragion d'essere. Sentirsi espressione di una città piuttosto che di una Regione o anche di una nazione, poco conta rispetto alla maestosità che esprime l'essere umano come parte unitaria dell'umanità.
Ugualmente, confrontare due città si presta a rapidi valutazioni comparative a detrimento dell'una o dell'altra, in ragione di nostre conscie o inconscie preferenze, origini o patriottismi. Ma se invece si provasse a ragionare in termini più completi si potrebbero apprezzare le ovvie differenze come espressione di una tipicità locale comunque meritevole di essere salvaguardata e valorizzata.
Milano e Roma sono città emblematiche in tal senso: storicamente rivali, climaticamente opposte, sociologicamente antitetiche. Due città vive e quindi magnifiche.
Piace di Milano il suo essere parte della mitteleuropa, di respirare la cultura transalpina o germanica, la sua finezza di stili e modi che nasce dalle dinastie che hanno influito su quelle terre. Piace la sua discrezione, la sua capacità di equilibri emotivi e la sua razionalità. Piace il senso civico che la pervade o a cui comunque tende. Piace il senso di riservatezza che scherma i rapporti umani, evitando chiassose ingerenze e commistioni nei fatti degli altri. Tante altre cose piacciono meno, ma va bene così. E' un tutt'uno inscindibile.
Roma mi attrae per la sua imperturbabilità, per il sorriso sempre ironico che rende pazienti i suoi abitanti. Si eleva per il sussurro della storia che aleggia perennemente fra i ruderi assolati. Diverte per il bisogno di condivisione che porta le persone a raccontarsi apertamente. Piace la volontà di fare, unita alla pigrizia del rimandare. L'elefantiaco ritmo lavorativo dei Palazzi dello Stato e la profonda dignità propria dei loro piccoli lavoratori di tutti i giorni. I parchi che potrebbero essere ancora più belli ma senza i quali i cittadini si sentirebbero prigionieri del cemento e dello smog. La dolcezza della brezza marina che proviene dai lidi circostanti. Ostia, Fregene.
Se si smettesse di fare superficiali schematizzazioni ma si lavorasse per valorizzare ciò che di bello ogni città e ogni popolazione possiedono...

12.10.05

Chiesa e Divorziati

Si accentuano i disaccordi all'interno delle gerarchie ecclesiastiche sul rapporto tra i divorziati e l'osservanza del sacramento della Comunione.
E' un tema fra i tanti che impegnano la Chiesa nel suo quotidiano confronto con la società civile e l'evoluzione dei costumi della collettività. Contraccezione, Divorzio, Coppie di fatto o omosessuali. Temi molto seri e molto complessi da affrontare, volendo ricercare una soluzione che sia regola lineare ed univoca.
Sono temi che dividono la collettività dei credenti, la quale è giocoforza e a vario titolo toccata dalla complessità e dalle difficoltà del vivere quotidiano. Esperienze molteplici, tutte diverse, che mal si attagliano a indirizzi netti e drastici.
Ma la Chiesa è un modello di vita, è un riferimento costante per chi vi si affida. Può un modello perdere di attendibilità e farsi trascinare dai confusi ma reali accadimenti della vita terrena?
C'è un contrasto insanabile a mio avviso nel voler conciliare le esigenze fortemente individuali della persona con il messaggio universale e, di conseguenza, giustamente unico del Clero. Le forze centrifughe che guidano inconsciamente l'uomo, contrastano con la Fede centripeta che mantiene il vero credente teso verso Dio.
Da questo asintoto si genera secondo me una virtuosa purezza di cuore che, in quanto vera e non alibi, può riscattare il peccatore riavvicinandolo alla riconciliazione.
Su questa convergenza asintotica, a mio avviso, la Chiesa può trovare spazi di apertura attraverso i quali ridurre la distanza con gli "emarginati", allo stesso tempo modernizzando il proprio rapporto con la Società civile, troppo radicata nelle sue manifestazioni evolutive per non essere ascoltata ed eventualmente rispettata.