24.1.13

La colazione in albergo

Per lavoro mi capita con molta frequenza di consumare un pasto in un ristorante senza compagnia.
Eppure non ho mai provato il disagio che avverto al mattino nelle sale colazione degli alberghi.
La colazione è infatti un momento molto intimo, in cui trasportiamo gli effetti di un duro risveglio, l'abbigliamento informale ancora casalingo, lo sguardo nudo di chi non ha ancora indossato la maschera pubblica della giornata lavorativa.
Fare colazione in pubblico è come sbirciare qualcuno che dentro un bagno si lava le ascelle o si passa il filo interdentale. Terribile.

Amarsi

Il segreto della solidità di una coppia non e' soltanto nella comunanza degli interessi o nell'intesa su un piano istintivo, quanto soprattutto nella capacità di ciascuno dei due di sviluppare un affetto profondo, quasi di innamoramento, verso i punti deboli dell'altro.
La solita regola del trasformare una criticità in un'opportunita'.

18.1.13

Il valore di un uomo

Il valore di un uomo si misura dalle poche cose che crea, non dai molti beni che accumula.
(K. Gibran)

17.1.13

In camera oscura

Da ragazzo avevo imparato a sviluppare le pellicole fotografiche in bianco e nero e a stampare le immagini contenute in esse. In epoca di fotografie digitali e di microchip, i vecchi rullini in gelatina fanno quasi tenerezza al pensiero. Eppure, quei giorni non sono lontanissimi nel tempo.
Mi impadronivo del bagno padronale di casa oscurando la finestra con un pesantissimo plaid scozzese, che in agosto metteva quasi orrore a maneggiarsi. Avevo una lampadina rossa attaccata all’estremità di un filo, che irradiava una luce debolissima e per certi versi un po’ ambigua. Mi muovevo nella stanza respirando quell’atmosfera onirica che sentivo soltanto mia. Le bacinelle da sistemare allineate secondo la sequenza prevista dai bagni acidi di sviluppo, risciacquo e fissaggio. L’orologio collocato in modo visibile, per non perdere il fondamentale conteggio dei secondi. L’ingranditore per le stampe, collocato precariamente sulla tavoletta della tazza.
Ben presto nel bagno si diffondeva l’odore penetrante delle soluzioni, che andava a mescolarsi con l’aria calda e via via più viziata. Erano ore magiche, che volavano via in un niente. Le immagini si svelavano sul negativo, arrotolato all’interno di un cilindro nero impermeabile alla luce. E quando, allo scadere del tempo, ne estraevo il prezioso rotolino brunito, era irresistibile la voglia di scorgere controluce il risultato sfidando il pallido rossore che regnava nella stanza. Così come altrettanto affascinante era scorgere l’immagine che di secondo in secondo si formava sulla carta porosa immersa nella bacinella. Sollevandola con le grosse pinze dall’estremità gommosa, ero un’ostetrica che estraeva il neonato dal grembo della madre.
Emozioni che terrò con me per sempre. La quintessenza della gioia di vivere, che mai come a quell’età è così pura, profonda, gratificante.

16.1.13

La bella brigata


Rivisto, dopo moltissimi anni, un vecchio film francese dal titolo "La bella brigata", con Jean Gabin.
L'avventura di una cooperativa di spiantati che, vincendo un'ingente somma ad una lotteria, si lanciano in un progetto collettivo per l'apertura della trattoria Chez Nous.
Al pari di allora, ne sono uscito come dopo aver respirato a pieni polmoni una boccata di aria montana. Se non ci sofferma sull'ovvio anacronismo dei dialoghi o sulla ingenua caratterizzazione dei personaggi (il film risale al 1936 o giù di lì), la freschezza del tema e il fortissimo motivo sociale fanno riflettere su quanto il cinema abbia via via perso, con il passare dei decenni, in termini di poesia, semplicità e incisività. Un bellissimo e piacevole film, insomma.

15.1.13

Lotta per la sopravvivenza

Ci sono fatti della vita che possono improvvisamente modificare consolidate prospettive e abitudini, proiettandoci per sempre in una nuova realtà dove tutto appare da ricostruire.
Cambiano le gerarchie dei problemi e quelle di sogni ed obiettivi. Una solida angolazione di visuale è perduta per sempre, e ci mettiamo in cammino in cerca di un nuovo poggio dal quale provare a ritrovare i punti di riferimento sull’orizzonte.
Ma quello che prima era a destra ora lo scorgiamo a sinistra, dietro un’irta montagna. E quello che era davanti a noi si è misteriosamente posizionato alle nostre spalle, sì che soltanto torcendo il busto riusciamo a percepirne la presenza. Il basamento su cui fino a poco prima avevamo appoggiato sicuri la nostra persona, ci sembra di ricordarlo più basso, come se ora la nuova angolazione, per quanto per noi inusuale, fosse ad una quota superiore e la vista da lì più spaziosa.
E se cambiano anche gli obiettivi e le priorità è perché all'improvviso ci troviamo a dover pensare a noi stessi in un’ottica cui non eravamo abituati, quasi di atavico ritorno alle origini e di lotta per la sopravvivenza. Uomini primordiali che non hanno ancora spazio nella mente per dedicarsi ai frettolosi graffiti decorativi sulle pareti delle caverne, in quanto ansiosi di trovare sufficienti ciocchi da ardere e carne da cucinare.
Ed allora, in questa fase, credo che la cosa più saggia sia percorrere con cautela la foresta in cerca di buona legna asciutta da portare indietro con sé presso la dimora, per poi tornar fuori a scoprire pazientemente dove avranno deciso di ripararsi dal freddo belve e selvaggina, per dar loro la caccia.

3.1.13

Pudore o indifferenza?

C'è un filo molto sottile a separare la pudica ritrosia che abbiamo ad invadere la sfera personale dell'interiorità degli altri, e una istintiva indifferenza o pigrizia nel farlo.